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Un viaggio a Ivrea sulle tracce di Adriano Olivetti

“Questa nuova serie di edifici posta di fronte alla fabbrica sta a testimoniare con la diligente efficienza dei suoi molteplici strumenti di azione culturale e sociale che l’uomo che vive la lunga giornata nell’officina non sigilla la sua umanità nella tuta di lavoro” Adriano Olivetti, 1958 durante l’inaugurazione degli edifici dei Servizi Sociali

Approfittando di qualche giorno di ferie in terra piemontese ho deciso di prendere un paio di treni e raggiungere Ivrea.

Lo confesso, non sono partita affatto preparata. Volevo, ecco, vedere con i miei occhi le architetture olivettiane e provare a capire cosa rende una città candidata a Patrimonio dell’Unesco. Avevo letto qualcosa del Museo dell’architettura all’aperto che ha mappato il patrimonio costruito negli anni d’oro delle industrie Olivetti, ma non mi ero informata molto di più. E certo conosco un po’ la storia e le idee di Adriano Olivetti per averne letto qualcosa grazie alle pubblicazioni recenti delle Edizioni Becco Giallo e della Fondazione Adriano Olivetti, ma un conto è leggere, un conto è vedere…

vecchia fabbrica

Così per fortuna è bastato arrivare in stazione per trovare un bel pannello del percorso Maam e provare a capire da che parte muovermi. Poi collegandomi al sito del Museo Virtuale dell’Architettura Moderna di Ivrea ho cercato di verificare passo passo cosa stavo vedendo e dove andare a guardare.

E poi ci sono stati i pronti suggerimenti degli amici di Twitter che non hanno mancato di indirizzarmi a vedere cose che rischiavo di perdermi: così sono arrivata a Talponia, all’Hotel La Serra e alla pasticceria Balla dove ho incontrato la torta ’900.

Paradossalmente non ho visto il Duomo e neppure il Castello: i miei piedi ad un certo punto non ce la facevano proprio più. Ma ciò nonostante ho portato a casa un sacco di foto che hanno poi richiesto una giornata abbondante di rielaborazione.

Al passante capitato per caso basterebbe guardare l’edificio della mensa per capire che la concezione di Adriano Olivetti dei propri lavoratori era molto più alta e nobile di quanto la nostra coscienza non ci definisca oggi. Oggi il concetto stesso di “pausa pranzo” non solo non gode di edifici belli e funzionali, ma neppure di qualità e di senso. Nessuno si fa problema a mangiare lavorando davanti al pc, anzi, è dato come elemento di ovvietà assodata. Si cresce addirittura ignorando che la pausa pranzo esista e che per certi contratti di lavoro sia persino pagata. E guai a lamentarsi della qualità del cibo e delle condizioni degli spazi.

Gli spazi mensa voluti da Olivetti erano invece tanto fruibili che oggi sono sede di uffici (in mezzo al verde ben studiato). Tanto per capirci.

Bianco e vetro caratterizzano tutti gli edifici voluti da Olivetti: dalle officine alle case i concetti di architettura tanto cari a Le Corbusier trovano qui molteplici tentativi di rappresentazione (devo dire che aver seguito la lezione di Juhani Pallasmaa durante Pordenonelegge mi è servito molto per comprendere quel che stavo vedendo).

retro officine

E senza dubbio la sorpresa più grande l’ho trovata scovando, nel vero senso della parola, le abitazioni di Talponia: erano sotto ai miei piedi e ci ho messo qualche minuto a raccapezzarmene. Non so quanti esempi ci siano di un tale tentativo di far convivere natura e uomo, di permettere all’abitante la piena simbiosi con l’ambiente circostante e al passante la percezione di una quasi assenza dell’intervento umano nel paesaggio.

Oggi la preoccupazione delle imprese rispetto alla qualità della vita dei propri lavoratori fuori dalle 8 -10 ore in fabbrica o in ufficio è completamente assente. Non credo ve ne sia qualcuna che si preoccupi se offre un salario appena sufficiente a pagare un affitto a un’ora di macchina dalla sede lavorativa.

case La Sacca-Canton Vesco-Vigna

Certo, purtroppo il passaggio del tempo si vede in ogni cosa: ma le abitazioni che Olivetti fece costruire per i propri dipendenti ancora oggi sono abitate, così come le scuole sono ancora frequentate, così come i Servizi Sociali ancora sono utilizzati. E’ un peccato che opere di valorizzazione non si operino a recuperare quegli edifici che rischiano la rovina, come L’Hotel La Serra, costruito a forma di macchina da scrivere.

E’ un peccato verso una ricchezza di senso che ha caratterizzato una città, un territorio, poi negli anni -è idea diffusa- spenta non propriamente per cause naturali. Basterebbe leggere i commenti lasciati dagli ex dipendenti Olivetti nella puntata di Correva l’anno (ancora al momento) presente sul sito della Rai e dedicata ad Adriano Olivetti e Steve Jobs per capire che la scomodità di certe innovazioni non è una mera impressione.

Negli anni ho visitato fabbriche e laboratori di ricerca che avevano il loro destino scritto in paretine in cartongesso e lamiere prefabbricate. Erano fatte di precarietà, prima ancora che la precarietà diventasse di moda. Chissà, magari se ci avessero portato a conoscere altre storie, a vedere vetri e cemento armato e mattoni anziché lamiere fragili, saremmo cresciuti più consapevoli dell’idea che un altro capitalismo era stato possibile nel nostro Paese, un’altra idea di impresa si era dimostrata efficace.

E invece occorre scovare per caso un fumetto, poi per caso essere curiosi di leggere ancora, poi per caso aver voglia di muovere le gambe, poi per caso avere la pazienza di cercare per capire che l’ignoranza rende tutto utopico e la conoscenza avvicina al possibile…

P.S: Ivrea ha un bellissimo centro storico e un bel fiume che la attraversa. Una città piena di motivi per essere visitata. Se volete vedere qualche altra foto ne ho fatto un album qui.

settembre 27 , 2012 at 2:39 pm 13 commenti

Un’idea per scaldarsi dalla neve

Piedi ghiacciati, muscoli tesi per colpa del rischio scivolate, testa appesantita dai microbi influenzali nell’aria… In più la fame causata da un pranzo saltato per colpa della mensa chiusa per neve. Ci voleva proprio una bella minestruzza per cena!

Ma come fare a renderla sostanziosa, gustosa e soddisfacente? Come renderla capace di scaldare il cuore mentre l’amore è lontano?

Beh, ecco a voi la mia ricettina nata dalla neve romana!

Ingredienti (per 1 persona)

-1 carota

-3 patatine novelle (o una patata media)

-5 cm di porro (parte verde)

-50 gr di burro

-2 bicchieri d’acqua

-1 chiodo di garofano, una grattatina di noce moscata, un pizzico di pepe

-sale

Procedimento

Tagliare a rondelle di circa 2 mm il porro e tagliare a listarelle non troppo sottili patate e carote. Mettere in una casseruola non troppo grande il burro a sciogliere, farci appassire il porro e aggiungere dopo 1 minuto patate e carote. Lasciare le verdure navigare nel burro per una manciata di minuti, aggiungere l’acqua, le spezie e il sale e lasciar cuocere per circa 40 minuti.

Degustare (ma prima togliere il chiodo di garofano!)

Ebbene non so dirvi se tutto questo burro fa bene o fa male: ma posso dirvi che il risultato di questa cosa bella caldina e esteticamente deliziosa mi ha dato grandi soddisfazioni :) . E poi se ne fanno abbondante uso all’est per scaldarsi… male non deve fare una volta ogni tanto!

(Per sicurezza però sta sera prima di andare a dormire mi do al latte e miele (…e grappa))

N.B.: Devo dire che il tocco delizioso lo hanno fatto proprio le patate novelle: non so che particolarità abbiano queste, ma sono estremamente buone e si sente (alla faccia di chi dice che le patate sono tutte uguali…)

febbraio 6 , 2012 at 9:30 pm Lascia un commento

#esplorazioniromane di primo acchito

Insomma curiosi lettori e curiose lettrici ormai è passato un mese da quando ho cominciato a preparare di tutta fretta le valige a Pordenone per catapultarmi a Roma. Quasi 4 settimane sono passate (e la mia stanza a Pordenone cerca ancora un’inquilina…) e vi garantisco che in 4 settimane possono succedere proprio tante cose.

Ma ora, visto che la politica non è (ancora) nuovamente il mio parlare quotidiano vi illustrerò un po’ delle meraviglie romane scoperte in questi giorni.

Dove lavoro

Ebbene si, anche questa è Roma e oggi, giusto fuori dall’ufficio, ho incrociato questo bello spettacolo di pecorelle non troppo smarrite (il pastore era li a prendersi la pioggia). Questa è per chi pensa che Roma sia tutta rovine romane: io in 3 settimane per una ragione o per l’altra ho visto molte meno cose di quando ci ho passato 3 giorni!

Insomma, anche Roma ha la sua campagna, non troppo distante dalla Tomba di Nerone (tra l’altro vorrei notare che se anche centinaia di anni dopo sta tomba di nerone è ancora in mezzo al nulla ci avevano visto bene gli antichi!).

Ed è proprio qui in mezzo al nulla che hanno sede gli uffici di dove lavoro, a ricordarmi i bei tempi di Basovizza e dell’Area di Ricerca (ma anche qui i colleghi sono simpatici e bravi :) -la mensa però non ricorda neppure vagamente gli sfarzi di Basovizza :( -).

Gli autobus

A Roma non c’è un orario dei bus. Passano quando vogliono loro. Se piove e i romani impazziscono rifugiandosi in macchina (ho come l’impressione che comincino a girare anche se non devono andare da nessuna parte…) si può aspettare il “solito” bus anche un’oretta buona. Poi ne arriva magari un trenino di 5 tutti uguali e diretti nello stesso posto, ma intanto l’ora è passata. Negli autobus, nonostante Roma abbia 5 milioni di abitanti, ovvero quasi il 10% della popolazione italiana, beh, ci trovi sempre la stessa gente, o almeno qualcuno di simile a te che come te va a lavorare la mattina e torna la sera. Ora che sto provando nuovi turni vedo la gente che lavora con i miei turni e diventerà presto un “sempre quella” naturale. Comunque in meno di 4 settimane sarò coinvolta nel secondo sciopero dei bus. Che qui quando scioperano lo fanno sul serio.

Per fortuna esiste Atac Mobile che permette di avere sullo smartphone una vaga idea dell’arrivo del tuo mezzo del cuore. A volte inganna. Purtroppo.

Le cose buone

Qui i dolci e dolcetti sono una cosa reperibile in ogni angolino. Così, come mi è stato suggerito, l’altro giorno ho fatto incetta di frappe e castagnole ripiene. Le frappe sono come i nostri crostoli, salvo che, anche nei migliori panifici (che talvolta si chiamano salsamenterie se vendono anche prosciutti vari), non c’è tutta quell’ansia delle mamme di nord est di farli belli dritti: no, anche accartocciati vanno benissimo! E non sono neppure super lievi e friabili. Anzi. Il risultato è una certa guduriosità che fa molto casa.

Le castagnole invece le ho assaggiate (già) di vari tipi e devo dire che quelle ripiene e fatte (presumo) al forno (in foto) sono una specialità! Comunque una peculiarità della pasticceria/panetteria di queste parti è che ogni pasticceria e ogni forno ha le sue caratteristiche: gusti, qualità e prezzo cambiano tanto da un punto all’altro! Questa è la prima cosa che ho notato e devo dire mi ha fatto un po’ riflettere sulla standardizzazione con cui a nord est affrontiamo il mondo della pasticceria… e quanti altri dolcetti ancora prima della fine di carnevale mi toccheranno?

Le signore

Come in ogni grande città che si rispetti le signore vanno a farsi la spesa anche ad una certa età. E visto che il quartiere dove sto è abbastanza anziano (almeno così pare a vederlo…) il supermercato pullula di signore in preda alla spesa (no, non tutti i supermercati sono così, ma il Carrefour del quale sono diventata persino major su Foursquare si).Tali signore sono molto propense alle chiacchiere da coda alla cassa e devo dire che questa cosa mi diverte un sacco.

Tra l’altro le signore sono molto conservatoriste nell’acquistare latte e burro delle Centrali del latte di Roma: ma avendo letto che questo burro lo producono a Reggio Emilia, beh, mi chiedo quanto valga tanto sforzo…

Le epigrafi dei morti e la campana

Insomma non so se sia morta una signora particolarmente importante, ma in questi giorni le sue epigrafi hanno campeggiato in formato A3 per i muri di mezzo quartiere. In Friuli le epigrafi sono più piccole di un A4, c’è una fototesserina e mini scrittine, ma in altre parti d’Italia ho già visto cose assai più grandi. Le affissioni ai muri ovunque però mai.

Alle 7.45 la mattina suona la campana della chiesa principale. Siccome non so per chi/cosa suoni mi son presa il suono per me: il “dong per Sara” mi avvisa che è tardi se sono a turno di giornata. Che qui coi bus sopra descritt per fare 8 chilometri occorre un’ora.

Le #esplorazioniromane comunque potete seguirle anche su Twitter. Che domani si costeggia il Tevere alla scoperta del sidro.

E l’avventura continua…

febbraio 2 , 2012 at 9:06 pm 5 commenti

Presa come sono da me stessa per cause di forza maggiore

Vabbè, prendiamolo come un test. Una prova per capire cosa si prova.

In questi giorni in cui mi preoccupano molto di più i prezzi degli affitti a Roma, l’andamento dei mezzi pubblici, i negozi di coperte di tutto il resto mi rendo conto, beh, che tutto il resto mi manca. Mi manca conoscere e ragionare attorno ad ogni parola della politica, mi mancano le celebrazioni dell’Anpi, mi manca di pancia e di testa capire cosa si dice nel mondo. Questa cosa di Wikipedia USA che si è oscurata per protesta, ad esempio, l’ho percepita e basta. Solo un mese fa avrei considerato inevitabile saperne tutto e di più.

Così alla fin fine mi rendo conto che essere discretamente informati è un’occasione di nicchia. Non è un pregio, un merito, una dote. E lo stesso dicasi per tutto il tempo passato a intrecciare reti twittere e compagnia.

Che fatica stare dietro a queste cose adesso! Ci vogliono gli strumenti hardware, ci vuole la connessione… ci vuole lo spazio per conservare i giornali di carta… e mi accorgo che diamo queste cose un pochino troppo per scontate quando le abbiamo. Poi basta una collinetta, un sotterraneo, del lavoro impegnativo, la ricerca di una coperta e zac. C’è poco da fare: ti arriva in testa soltanto la notizia della nave che affonda, finisci col conoscere solo il nome di un paio di comandanti e non sai neanche com’è che quella roba lì è riuscita comunque ad invadere tutto lo spazio dell’informazione che ti arriva. E niente più.

Cosa succede co’ sta storia delle liberalizzazioni? Cos’è sta storia del “movimento dei forconi”? E cos’è successo alla Romania?

Dovrei mettermici adesso e impegnarmi a cercare. Ma adesso che a differenza di troppo tempo nella mia vita ho a che fare con un lavoro che richiede un poco d’uso del mio cervello e della mia attenzione, beh, sono proprio stanca. Come una persona normale.

Che normalmente ignorerà quei programmi noiosi alla tv che magari potrebbero servire a sapere qualcosa di più di cosa sta succedendo alla benzina (vedo i prezzi salire andando in bus), aspetterà che arrivi l’ora per chiamare qualcuno a cui dire “Ti voglio bene”, si metterà il pigiama e andrà a dormire.

Per risalire nell’autobus domani, dove ormai mi sono abituata alle facce, dopo aver preso un caffè che ormai al bar mi porgono senza bisogno di chiederlo, per ritornare poi in ufficio dove niente è abitudine ancora-e forse per fortuna.

Comunque se tutto va bene questo fine settimana entro nella mia stanzetta dal letto nuovo e le lenzuola nuove. E poi magari s’ingrana.

E si (ri)comincia.

gennaio 19 , 2012 at 10:52 pm 1 commento

Su, andiamo

Insomma, tragedie e tormenti attraversano l’Italia, perdiamo lettere, si spediscono proiettili e chi più ne ha più ne metta.Ma ciò che in questi giorni paradossalmente ha attratto maggiormente la mia preoccupazione è stata la ricerca di letto, cuscino e lenzuola. Mi manca solo una coperta e non sono sicura sarà così facile recuperarla. Ma vabbé. Fatto 30 farem 31.

Ormai ho imparato a riconoscere le facce di chi sale sul bus al mattino e di chi sale sul bus alla sera, ho imparato i percorsi di 2-3 dei bus e ho visto oggi il mio primo rudere romano in piazza dei Giochi Delfici. Dubito assai si sia trattato di un vero rudere dei tempi antichi, ma sul suo essere romano non ci sono dubbi.

Ancora non mi sono abituata al Tg3 che trasmette il tg regionale del Lazio e mi fa strano sentir citata la Provincia di Frosinone, ma insomma, mi sto un pochino ambientando.

Mi manca la reflex (eh, occorre risalire prima o poi a riprenderla!), mi mancano gli aperitivi, mi manca il senso di libertà e sicurezza che danno le strade che si conoscono bene. Mi manca l’abitudine, che permette di sapersi ritagliare del tempo per leggere un libro, leggere il giornale mentre va la lavatrice e cose del genere, ma immagino che tutto presto verrà da se.

Lo immagino, anzi lo so perché l’ho già passato andando dal paesello a Trieste per l’Università, da una casa all’altra, e poi da un lavoro all’altro, da una coinquilina all’altra e da Trieste a Pordenone e di nuovo la stessa ennesima ritualità dell’imparare luoghi e parole e nomi delle cose.

E guardate che no, non è tutta sta figata. Neppure un pochettino.

Ma in fondo a Roma fa così caldo che si può andare in giro con le infradito.

E al Nord sappiamo tutti sciare.

Come dire…

 

gennaio 17 , 2012 at 10:22 pm 1 commento

Ce la faranno i nostri eroi

20120108-095541.jpg Insomma, ciao Friuli. Alla fine eccomi a salutare. Che poi mica è per sempre, mica è un addio, mica un’andata senza ritorno. Però c’è lo stesso un po’ di malinconia, quel sentimento un po’ di sconfitta, un po’ di rifiuto, un po’ di abbandono. Perché le scelte sono tali quando fatte tra alternative… E invece…
Ma vabbè. In fondo devo pur ambientarmi in vista della mia salita al Quirinale, no? Quando quel giorno verrà mica potrò arrivarci ignara proprio di tutto! E allora avanti,facciamo sta sfacchinata, con questa valigia che pesa decisamente troppo (ma avrebbe pesato anche se vuota), la paura di disturbare chi mi ospiterà, la fretta di trovare una stanza, il nuovo lavoro che domani comincia. E bon.
Ce la faranno i nostri eroi.

gennaio 8 , 2012 at 10:11 am 6 commenti

Se ogni lasciata è persa…

Insomma, domenica vado a Roma. Per un anno. Non ho fatto neppure in tempo ad avere paura del mio primo giorno di disoccupazione (passato quasi tutto in coda per dichiararmi disoccupatissima) che una proposta di lavoro mi è arrivata, così, zac. Qualche ora per decidere, con il Capodanno alle porte.

E allora capitale a noi. Che ogni lasciata è persa. E se è vero che “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quel che perde e non sa quel che trova” è anche vero che quando i ponti crollano non si può star li ad aspettare che arrivi il materiale per ricostruirli. Occorre trovare il modo di passare il fiume in piena in qualche modo, no?

E sì, dovrò forse infangarmi le scarpe e caricare acqua che non profuma di rose, rieducare le orecchie, imparare tempi e luoghi. Ma è sempre meglio che star seduti ad aspettare un chissà cosa.

Così adesso devo trovare una stanza a Roma, trovare qualcuna interessata alla mia stanza a Pordenone, trovare scatoloni (mentre intanto fuori piove…), pensare ai libri da stipare momentaneamente, nuovamente, da mamma e papà.

Immaginare chilometri e chilometri di treni e stazioni e bus e metro. O forse non immaginarli affatto, ma prenderli per quello che saranno, così, come avranno voglia di essere.

Intanto occorre pulire per bene questa casa qui. Fare una cernita delle cose che si possono anche buttare, tornare a fare i conti con l’idea di “cose importanti”.

E adesso al lavoro, va. Che c’è un sacco di roba da fare :) .

P.S: Che poi un po’ di paura c’è, eccome. Ma anche la curiosa impressione che ci sia una sorta di coerenza esistenziale in questa occasione. Che da un po’ l’idea di averle in mano le redini della propria vita. Anche quando meno lo si pensa…

gennaio 3 , 2012 at 10:22 am 23 commenti

Tra Natale, wok e libri

E anche questo Natale è andato, con i suoi pranzi, alberi e pacchetti. Quest’anno già sapevo quale sarebbe stato il pezzo forte dei miei regali. Mamma Natale infatti mi ha fatto trovare sotto l’albero un bel wok in ferro così da potermi finalmente sfogare nei miei esperimenti di tempura :) . Per curiosità quest’anno ho anche partecipato ad un corso sulla tempura, ma, aimè, mi son sempre mancate le giuste pentole. Adesso non ho certo più scuse.

More about Nella mia cucinaDi wok parla anche Allan Bay nel suo ultimo libro “Nella mia cucina. I 100 strumenti di un cuoco curioso” (ed. Mondadori) che qualche settimana fa mi è arrivato a casa con un bellissimo bigliettino di miss @Electaeditore : ho partecipato a primo giveaway di questa casa editrice e ho vinto questo regalo veramente interessante. Devo dire che non avevo mai letto niente di Allan Bay (sono tendenzialmente sospettosa di chi ha tanti titoli sugli scaffali…), invece devo dire che ha una tecnica di presentazione degli argomenti non solo chiara, ma anche affascinante.

In questo libro infatti non parla soltanto di oggetti da cucina, che vanno dall’abbattitore al wok, ma presenta per ognuno anche qualche ricettina interessante: ancora una volta devo dire che avere un libro di ricette è tutt’altra cosa che frequentare i siti di cucina! I libri volenti o nolenti ti parano davanti idee che certo, poi puoi andare ad approfondire, ma intanto altrimenti a un’apprendista dei fornelli quale io sono non sarebbero mai venute in mente :) . E se le cose non le conosci e non ti vengono in mente… difficilmente hai le parole per cercarle.

Beh, insomma sono proprio soddisfatta del mio nuovo strumento di cucina e anche se me ne mancano almeno 90 di quelli della cucina di Allan Bay… adesso mi manca soltanto la spesa giusta per verificare la sua arte ricettaria ;) (che insomma gli strumenti si conquistano un po’ alla volta e certi, mah, non so quanto mai mi serviranno… anche se il cannello da cucina a gas per la creme brulè adesso mi pare immancabile :P )

P.S: Se siete su Facebook vi consiglio di seguire Electa Editore che non si sa mai… parlano d’arte e di un sacco di cose interessanti e magari la risposta al prossimo giveaway viene a voi…

dicembre 26 , 2011 at 6:20 pm 4 commenti

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