…vado qui per la presentazione del libro inchiesta del giornalista Roberto Reale sui giochi olimpici di Pechino.
(dovrei installare il dizionario di italiano anche su questa mia versione di Firefox così forse avrei segnalati per tempo i vari errori di battitura che mia sorella è solita indicarmi…)
Luglio 14 , 2008
Ieri prima serata della rassegna FilmMakers al chiostro …
C’è stata la proiezione di Nazirock con tanto di incontro con il giornalista che lo ha realizzato, Claudio Lazzaro, che viaggia per l’Europa e per l’Italia assieme al suo film, per poterne parlare, visto che le sale non lo accolgono, spaventate come sono dalle diffide di Forza Nuova.
Ero molto stanca. E la stanchezza assieme a questo film mi ha spaventata. Perché se si è troppo stanchi non si ha la forza per mettere in discussione niente. E tutto va bene.
Se fossi stata un po’ più stanca 15 anni fa avrei preso per mano la prima proposta politica che mi è stata offerta? Si, forse si.
Non so se dire che l’Italia è stanca giustifica la legittimazione dei fascisti al parlamento italiano e europeo. Non so se l’Italia stanca del dopoguerra giustifica il fatto di non aver mai risolto veramente la guerra, lasciando ai posteri giudizi sospesi sul bene e sul male.
Però di certo credo che la stanchezza svolga il suo ruolo, assieme all’ignoranza, in compagnia della paura.
p.s.: alla fine durante il dibattito la maggioranza degli interventi miravano all’attacco e alla polemica… in maniera sottile e poco coraggiosa l’educata Pordenone esprimeva da che parte stava?
Luglio 9 , 2008
E’ uno di quei film che posso vedere una volta e poi un’altra e poi un’altra ancora. Una di quelle storie che in maniera delicata toccano le corde e tra il pubblico possono pescare una lacrima e produrre un pensiero. Me lo sono vista due volte: domenica scorsa e poi ieri, dove c’era anche Virzì… Dal pubblico sono venute tante segnalazioni, ma è simbolico che la maggior parte degli over 40 enni intervenuti avessero per forza da lanciare una critica. Sembra che a loro la speranza che produce quel film non sia arrivata.
Invece io credo sia un film di speranza pieno, dove alla precarietà e al lavoro scadente si risponde con un sorriso, dove i personaggi coinvolti ad un certo punto “trovano la strada”. In fondo la mia generazione all’oggi ha bisogno di questo, di trovare la strada, perduta com’è tra cooperative che pagano infinitamente poco e lavoretti scadenti.
Serve trovare la strada, quella che permette di non svendersi, di mantenersi puliti e reali, di costruire strade per quelli che verranno dopo, come per Lara, la bambina del film che dice che da grande vuole fare filosofia…
Forse questo sa di buoni sentimenti, ma io di questo ho bisogno e non credo solo io: di sentire qualcosa che ti risveglia, in modo dolce, di vedere come la storia si cambia a partire dagli eventi e che forse degli eventi li possiamo costruire, magari meno macabri di quelli del film, per sentirci un po’ più nuovamente liberi…

p.s.: Bravo Virzì, ma bravo anche Edoardo Gabriellini, perchè seppure fa dei pezzi piccoli piccoli, mi colpì così tanto ai tempi di Ovosodo che è sempre un piacere quando capita di rivederlo sugli schermi…
Aprile 7 , 2008