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Non sarebbero meglio un bravo mecenate?
Prendi una ragazza di vent’anni che desidera ardentemente migliorare le sue qualità fotografiche e studiare in una prestigiosa scuola americana. La scuola costa 50.000 dollari che lei e la sua famiglia non hanno. Vive in Italia e ogni giorno si cimenta a migliorare le sue qualità artistiche, ma certo, dice, poter studiare lì sarebbe un’altra cosa.
Può farsi venire in mente questa cosa ogni tanto, guardare in Internet i programmi, sospirare e dire “non ci posso fare niente”.
Io posso guardare le sue foto e dire che se avesse le possibilità, oh, avesse la miccia di un sogno che s’accende, avrebbe almeno l’occasione di osare e nessuno può immaginare che cosa le potrebbe riuscire di fare.
Ieri sera su Rai Uno è andata in onda l’ennesima miniserie di cui ci si chiede il perché. In questo caso si parla di tal Tiberio Mitri, pugile triestino (che io ignoravo totalmente, non a caso la sua biografia non mi pare spicchi per aver contribuito in maniera esemplare alla vita pubblica italiana): ho avuto modo di guardare solo un pezzetto del tutto e la cosa che più mi ha schifata è stata la sotterranea esaltazione del periodo fascista (oltre alla recitazione discutibile, la miscellanea di accenti poco credibili, etc etc). Ora: era necessaria al popolo italiano o era necessaria a un pareggio di accordi tra forze politiche? A me pare palese si tratti della seconda opzione. Tanto più che mi pare la cosa non abbia scaldato animi in giro: forse era proprio un regolamento tra le parti.
La cultura in Italia la finanziamo tutti, con le nostre tasse. La finanziamo al pari di qualsiasi altra impresa. La paghiamo poi quando andiamo al cinema e quando entriamo ai musei. Qualche volta non la paghiamo affatto: (mostre, cinema all’aperto, spettacoli di teatro) talvolta ci sono privati che contribuiscono con una sponsorizzazione, spesso ci mettono molto del loro gli enti pubblici. Se ci pensiamo bene, se andiamo a curiosare tra i bilanci, spesso finanziamo attraverso i contributi pubblici (regionali, provinciali, comunali) associazioni e progetti ben poco interessanti o addirittura finanziamo cose che poi non hanno nessuna ricaduta pubblica collettiva (per non parlare poi delle cose che noi personalmente riteniamo schifose).
Si piange spesso il morto rispetto ai fondi che vengono elargiti ad attività culturali, ma talvolta mi chiedo se certe cose hanno avuto fin’ora motivo d’essere e come si potranno sostenere nel futuro venturo.
Così, pensando alla ragazza di cui sopra, beh, oggi mi chiedevo: non sarebbe meglio se ci fossero dei nuovi mecenati, tipo quelli che c’erano ai tempi di Leonardo, o gente come Penny Guggenheim? Ci vorrebbe un senso di responsabilità individuale che esca dalla delega allo Stato nella decisione di ciò che è cultura e di ciò che non lo è. Invece in Italia oltre allo Stato c’è tutt’al più qualche Fondazione che premia solo ciò che è “politicamente corretto”, ossia le cose neutre o già consacrate in precedenza da altri. E alla fine il Colosseo e Pompei hanno i loro problemi strutturali lo stesso.
E così se qualcuno ha in mente qualcosa di diverso non ha tutte queste opportunità per mettersi in coda da qualcuno di tanto lungimirante da ascoltare la sua idea, il suo progetto di vita. Deve sperare, come un idiota, di vincere al superenalotto. Deve illudersi, in un’epoca ancora pregna di analfabetismo informatico (e non mi occorrono sondaggi per poter affermare con una certa sicurezza che almeno il 60% della popolazione italiana non sa chi sia questo Google di cui oggi si festeggiano i 13 anni), che qualcuno capiti sul suo sito fotografico e ne rimanga estasiato.
Ieri sono andata al cinema a vedere Carnage di Roman Polanski. Ho pagato il biglietto 4 euro. La sala, vista la giornata, era più che mezza vuota.
Se il biglietto fosse costato 6 euro ci sarebbe stata la stessa gente (perché in fondo non c’è più o meno sempre la stessa gente?). E magari a qualcuno sarebbe stata data qualche opportunità diversa.
Tanto si critica la Politica, ma quanti altri sono gli spazi dove non si creano le occasioni? Dove sempre le stesse strutture devono mantenersi intatte?
Forse decostruzioni e ricostruzioni come quelle in atto a Roma al teatro Valle non sono poi tutto questo gran male…
Il sangue verde
Sabato scorso a Eticamente (festa organizzata ogni anno dalla Pro Loco Tegliese a Cintello di Teglio Veneto), c’è stata la proiezione di “Il sangue verde“, un film-documentario sui fatti di Rosarno del regista Andrea Segre, già regista di “Come un uomo sulla terra“.
Se non erro questo documentario è stato trasmesso a qualche ora improba anche in Rai. Beh, lo si dovrebbe trasmettere in ogni piazza, fino a quando le storie che racconta non si saranno infilate per bene dentro le teste di tutti gli italiani.
C’erano in sala il regista e poi uno dei ragazzi che ha vissuto i fatti di Rosarno perchè era lì, a raccogliere arance.
E’ stato un racconto così forte che la notte me lo sono sognata e no, non è stato facile dormire. Sono sempre più convinta che sotto gli occhi di tutti in questo paese accadano cose che ci sembrano sempre più normali. Ma normali non sono. Dentro al microsistema del proprio pezzo di paese si cresce osservando delle cose e poi occorre una scossa per accorgersi che non son poi così normali. E poi una volta che ci si indigna cosa si può fare? Qualcuno dice che non possiamo più vivere in un Paese così, dove esseri umani sono trattati peggio delle bestie. Io dico che in un Paese così non si sarebbe mai dovuto poter vivere. E questo è il tempo di alzarsi le maniche e fare. Non scappare.
A Pordenone questo documentario è stato proiettato più e più volte: in tutto il resto del territorio provinciale merita veramente la pena provarci. (Qui lo si può comprare).
Le voci dell’inchiesta a Pordenone
Fino a domani sera a Pordenone ci saranno le Voci dell’Inchiesta. Giovedì sera si parlava di rifiuti e questo tardo pomeriggio mi son vista un bel documentario sulla Monsanto e gli OGM. Interessante, tanto più se si pensa a cosa è accaduto a Pordenone con la faccenda dei campi di Fidenato piantati l’anno scorso a OGM…
Il documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Marie-Monique Robin ha svelato sugli OGM un sacco di cose a me ignote. O meglio: ci sono temi che sappiamo importanti, cose che so che dovrei seguire con cura, ma poi me ne arrivano sempre notizie secondo il modello un po’ tragedio-indignativo di Report o un po’ moralista dei passionari. E così facendo il risultato è che mi lascio attraversare da tali questioni senza seguirle.
Invece questo documentario accompagna passo passo secondo un filo attento dentro alla storia della Monsanto e poi dentro alle cose che accadono ai produttori di mais messicani, ai produttori di cotone indiani.
In India il cotone transgenico non ha per nulla diminuito i costi della produzione, nè aumentare i raccolti, ma ormai in giro si trovano solo quelle sementi lì. E i piccoli coltivatori, distrutti dai debiti, si suicidano sempre di più. Nel senso vero della parola.
In Messico, dove il mais ha avuto origine, la Monsanto fa svolazzare in un modo o nell’altro le sue sementi (nel senso che sono state ritrovate piante contaminate…) e i contadini hanno paura di perdere la loro specie autoctona: già perchè il problema è che se le piante si impollinano con cose transgeniche ne escono mostri, non prodotti normali, così che le sementi vanno buttate.
In Uruguay, dove si coltiva un sacco di soia, il 2% dei produttori possiede l’80% (se non ricordo male) delle terre coltivate. E i tanti piccoli produttori sono circondati da piantagioni sempre più grandi, dove i diserbanti invadono anche le case, mettendo a rischio la salute delle bestie e dei bambini. E proprio da questi contadini ho sentito una frase che mi ha molto colpito: “Quello che produciamo dalla terra è nostro, non vogliamo andare a vivere in città, dove se non hai soldi devi frugare nei cassonetti”.
Oggi passavo per un giardino dove un anziano stava sistemando il prato mettendo giù della terra nuova. E mi sono resa conto che era un odore che non sentivo da tanto, quello della terra. Proprio i oche in questo periodo fino a 13 anni fa piantavo le mie belle zucchette che poi passavo l’estate ad annaffiare con i secchi d’acqua e i bagnafiori…
In città si dimentica presto l’odore della terra. S’impara un ABC e se ne scorda un altro.
Se non ora quando? Pordenone
Oggi a Pordenone siamo scese in piazza in tantissime. E mi son persa pure la maglietta
da quante eravamo!
Bella piazza e tante facce, che anche se non c’era il sole si brillava lo stesso. E uomini, e gente. Beh. No, non è questo che fa cadere il governo. Ma è questo che aiuta ad incontrarsi, a guardarsi in faccia, a scambiarsi idee.
E dato che la cosa era stata organizzata da CGIL CISL UIL non si è mancato di ricordare la condizione lavorativa delle donne, in questi giorni duramente condannata dalla consigliera di partità. Perchè la discriminazione esiste eccome, anche nella nostra provincia. Oggi che sono stati annunciati più di 200 esuberi solo per lo stabilimento Electrolux di Porcia, dove più della metà dei lavoratori sono donne, la questione è quanto mai fondamentale. Altro che questione morale al governo!!
Infine sbirciate qui e troverete tante altre foto
.
E’ stato bello, ecco, si è circondata la piazza con un grande girotondo di centinaia di mani di tutte le età. E queste cose oh, fanno bene, si si.
Passeggiate notturne
A volte scopro passeggiate notturne, da dove parto a casa a dove arrivo e viceversa, tre chilometri ad andare e tre a tornare e tutta la città s’è vista. Pordenone tour in mezz’ora di scarpe.
Ecco, come ieri.
La mezzanotte, d’inverno, è incredibilmente sola. Che avere paura è una perdita di tempo o un ubriaco che barcolla capace solo di crollare al suolo. Un dispiacere di strade non abitate neppure di striscio. L’angoscia del lunedì condensata nel silenzio. Che fa rumore solo l’acqua e neanche troppo, solo quando l’incroci.
Ecco, però poi dipende dalla soddisfazione che fa compagnia alla passeggiata. E non è ancora tempo per sentirsi al 100% soddisfatti, ma quanto basta.
Pisapia vince le primarie a Milano, io non so come ha fatto, ma ecco, è una soddisfazione che si alimenta anche di queste cose qui. (Quindi mamma no, neanche sta volta questione di lenzuola
)
Quando verrà il momento non vi parlerò d’altro. Tanto da diventare più del solito noiosa…
Colpa Nostra
Questa sera a Cinemazero c’è stata la presentazione di Colpa Nostra, un docufilm ad opera di Giuseppe Caporale, giornalista de La Repubblica, regia di Walter Nanni, che parla del terremoto in Abruzzo con l’intento non tanto di fare audience, ma di lasciare qualcosa nel tempo.
Quel che si mira a narrare son le cause del perchè con un terremoto di magnitudo così bassa sono morte più di trecento persone.
Insomma, detta papale papale si parla della speculazione, della democrazia fatta a scambio di favori, delle raccomandazioni e delle tangenti. Come ha ben esemplificato il Sindaco Bolzonello, un po’ come parlare di com’è che è nata Vallenoncello (anche se poi mi dovrebbe spiegare com’è che a Vallenoncello poi negli anni si è continuato a costruire…) qualche decennio fa.
Insomma, un film foscoliano, destinato a mantenere viva la memoria del giornalista nel futuro più che nel presente e devo dire tanto di cappello per questo sforzo non da poco. L’attenzione alla cura più che alle glorie istantanee insomma, non è da tutti.
Prova del destino zoppicante di codesta opera è che nonostante ci fosse scritto che era a ingresso libero in sala ci saran state 50 persone. A Pordenone! Vabbè che era giovedì sera, però… gratis xe gratis de solito.
E perchè? Beh, a me è venuta in mente per l’ennesima volta la storia del famoso archivio di Andreotti, che chissà se quando muore si può aprire e scoprirne i segreti. E mi è venuto in mente Cossiga, che quando ha cominciato a parlare l’han preso tutti per matto. Quale cittadino si sente di voler far parte di un senso di colpa per aver votato tizio o caio in cambio di qualcosa? Mi sa nessuno. Eppure, come vo’ dicendo da tempo, la democrazia del terreno edificabile o dell’ampliamento del terrazzino domina sovrana ovunque. Vince chi è detentore di potere, ma vince perchè qualcuno lo vota, perchè il consenso è fatto così. In Abruzzo come altrove.
Io spero tanto che questo documentario abbia foscoliana memoria: perchè vuol dire che ci sarà un dopo capace di rivoltare questo presente come un calzino e guardarlo con orrore.
Spero che i due poveri ospiti abbiano almeno trovato di che mangiare a mezzanotte in città…
La nostra vita
Ok, sono andata a vedere La nostra vita solo per vedere Elio Germano. Se lo sapevo però che era un film così magonoso andavo dopo cena, non prima. Perchè me ne sono uscita col mal di testa e la nausea, ecco perchè.
In questo film, di cui non voglio fare sunti o premesse (ne ho presa una nausea ai tempi delle medie), ad un certo punto ci scappa il morto in un cantiere edile. Beh, la storia fa capire fin troppo bene come funzionano le cose nel mondo dell’edilizia, ma ha il merito di non prendere una posizione rispetto alle cose (fa molto più pugno allo stomaco raccontarti la realtà, che alla fine ti rendi conto che certe schifezze son ormai la vita di tutti noi…). E alla fine, durante i titoli di coda, zac, la scritta che dice che sto film ha il patrocinio del ministero dei beni culturali. Certo, ci mancasse, l’unico film italiano quest’anno a Cannes…
Però non so, non vi fa strano? Io non ho sentito poi un granchè di prese di posizione del Governo in queste settimane contro il problema del costruire… Comunque uscendo non ho potuto fare a meno di guardare con ancora più impressione del solito i cantieri di via Marconi, che non si capisce perchè tocchi tutto sto costruire, per poi farsi tutto sto “Vendesi”, mentre ciò che c’è è invenduto ormai da anni, i negozi si svuotano lasciando vetrine vuote. Tra trent’anni la chiameranno “speculazione del XXI secolo”. Certo che però, potremmo cominciare da un po’ prima, no?
Ok, ho visto Draquila
Ieri sera ho visto Draquila, il nuovo film di Sabrina Guzzanti. Non avevo la benchè minima intenzione di andarlo a vedere (per queste ragioni qui), comunque sia agli amici non si puà dire di no. In questi giorni ho sentito un sacco di commenti entusiasti di amici e conoscenti che han ritenuto sto documentario qualcosa di sconvolgente: “ma lo sapevi che dai campi dei terremotati non si poteva uscire, che non ti lasciavano entrare, che…” Che. Che se uno in questi mesi voleva c’erano pagine e pagine di blog ( ad esempio leggetevi questo)che raccontavano queste cose, reportage di giornali, video proiettati in più occasioni. E poi forse, quando l’anno scorso siamo scesi da Pordenone a Tempera, poi non abbiamo raccontato? Si, abbiamo. Tutto inutile! Perchè se a parlare è la gente normale…
Io sinceramente da sta roba della Guzzanti non ho imparato proprio niente. E sinceramente non ne condivido neppure l’effetto che mira a produrre. Perchè uscendo ho sentito chi diceva: “ma poi sti abruzzesi Berlusconi han continuato a votarlo!!!” Senza pensare che in quanto a servilismo e sudditanza politica i friulani son maestri.
Però mi si dice: ma tanta gente non sapeva e ora saprà, perchè così l’informazione raggiungerà anche chi non si è mai interrogato su queste cose e va al cinema solo perchè c’è la Guzzanti. Mah, intanto io mi preoccupo per chi avrebbe dovuto già sapere e invece non sapeva.
Perchè ci si preoccupa tanto di seguire La Repubblica quando parla di libertà d’informazione e poi si dimostra nel concreto che oltre ad ignorare il concetto di libertà (perchè altrimenti ci siamo così facilmente abituati ad avere l’esercito in città?) non si è neppure veramente interessati all’informazione, alla rielaborazione delle informazioni, alla comprensione. E di questo è colpevole Berlusconi? E’ colpevole “la sinistra”? No.
Veramente mi dispiace aver finanziato la visione di questo film. Perchè alla fine su tutta sta disgrazia ancora una volta ci sarà qualcuno che ci guadagna. E io sinceramente vorrei poter dire che sono stanca. Stanca di sapere che in Italia si continua a dire che la vera opposizione la fanno i comici e la satira, stanca di sentire che la vera informazione la fanno giornalisti insopportabili, stanca di captare che alla fine vengono beatificati solo gli astuti che da una situazione di tragedia riescono a trarne il loro tornaconto economico.
E guai a criticarli!! Guai a dire che non c’è niente che abbia senso dietro a queste persone. Perchè ti si aizza contro la media intellighenzia di questo paese. Sinceramente a me fanno molta più paura i vari Santoro, Guzzanti, Travaglio e Grillo, perchè il loro potere vero le masse che non sopportano certe condizioni è tale da mettere i brividi. Certo, io non avrà mille idee al giorno. Però credo che quel poco che sono, assieme a quel poco che è ognuno di noi, potrebbe produrre una sorta di orizzonte per questo Paese. Invece fa tendenza oggi non assumersi le proprie responsabilità quantoidentificarsi attorno a medesimi guru.
Fare il proprio dovere non è guardare Annozero, seguire Ballarò, buttarsi al cinema. Fare il proprio dovere è un’altra cosa. Assumersi un briciolo di responsabilità. Ricordarsi che non tutto ciò che è di moda fa tendenza. E che oggi come oggi non basta accodarsi per essere un bravo cittadino, nè stare a ripetere tutto il giorno che i partiti fan schifo che gli italiani son tutti servi etc etc. Perchè anche se la Guzzanti non l’ha fatto vedere ci son stati terremotati che si son autoorganizzati dei loro campi, che si stan autocostruendo le case etc etc.
Perchè l’Italia non è quella cosa per cui o va ben tutto o non resta che andarsene o piangersi addosso. Altrimenti si che è finita. Invece coraggio che servono ancora un po’ di firme per l’acqua, e diamoci una svegliata che non voglio passare tutta la vita a versar lacrime quando vedo l’estratto conto!
E sta sera Mortegliano per Festintenda alla cena di Libera
!


