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Besame Mucho

Marina Catucci non l’ho mai conosciuta. La seguo, sì, su Twitter da un po’, so che vive a New York, che si occupa di video e documentari, e che da un po’ di mesi si è messa in testa di fare un documentario andando a rispondere a una domanda per niente facile: chi sono gli abuser? 

Besame Mucho è un documentario incentrato sulla figura dell’abuser, dell’uomo che per trovare e mantenere un proprio equilibrio ha bisogno di andare a scapito della propria compagna, abbassandone l’autostima, limitandone la libertà, facendole del male fisico, umiliandola.
Un mostro, sembrerebbe.
Questa spiegazione ci sembra troppo semplicistica, nessun bambino nasce abuser, lo diventa crescendo per via di storie familiari disfunzionali, ma anche di pressioni sociali alle quali non riesce a fare fronte.”

E sarà che in questi mesi la violenza sulle donne in Italia ha occupato i media in maniera importante, sarà che Lea Melandri il mese scorso a Pordenone ha messo sul tavolo un po’ di cose sul tema, sarà che talvolta ho l’impressione che gli stereotipi non si possano comprendere attraverso la riproposizione di altri stereotipi e che uscirne richieda un lavoro complesso che pochi hanno il coraggio di fare, ma ecco che vedere che la domanda di Marina sta cercando risposta in un documentario “prodotto dal basso” mi è parsa una di quelle cose buone, da evidenziare, da sostenere. Perché mi interessa sapere cosa riusciranno a scovare.

Besame Mucho lo si può finanziare: anzi, nel crowdfounding, attraverso la piattaforma Kickstarter, sta cercando la linfa monetaria per poter vedere la luce. Va bene anche un dollaro, qualcosa meno di un euro, e per chi ha già un account Kindle è facile, anzi, facilissimo, bastano veramente pochi click.

Per una buona causa? Per carità? No. Per un pezzo di ricerca. Per un po’ di materiale su cui pensare. Per un po’ di storie con cui allargarci, forse, gli orizzonti.

[Qualche giorno fa chiacchierando con alcuni ragazzi (bulgari, portoghesi, lituani...) mi chiedevano in base a cosa un progetto di crowdfounding è affidabile: "e se i tuoi soldi vengono investiti in altro? E se il progetto non vede la luce? E... " Beh, tutti gli investimenti hanno un rischio, per quanto piccolo. E' tutta questione di fiducia. Una di quelle cose, di questi tempi, di cui avremmo bisogno a palate. E che se qualche caffè aiuta a ricostruire, beh, vale la pena rischiare. E poi come chiedere un giorno la fiducia a qualche investitore nei nostri progetti se prima non si è avuta l'abilità di averne verso altri :) ?]

marzo 19 , 2013 at 11:58 pm 1 commento

Scova la giunta che nasconde le donne

In questo periodo, complice settembre, avrei voglia di fare un sacco di cose: preparare banchetti per raccogliere firme per proposte di leggi che mi paiono interessanti, andare ad ascoltare le storie dei lavoratori in lotta (e non posso esimermi dal vergognarmi per questo Governo che ha mandato le forze dell’ordine contro gli operai dell’Alcoa: certo non è una grande indignazione quella che si scrive su un post, lo so), pensare alle elezioni che verranno e poi un sacco di altre cose.

Se come me vorreste fare un sacco di cose, ma vi ritrovate in un momento “fuori luogo”, beh, vi propongo di dare una mano a un’iniziativa, lanciata dalla rivista webingenere fattibile da qualsiasi punto in cui vi troviate: si tratta infatti di segnalare loro tutte le giunte locali che non hanno donne o ne hanno solo una.

Una recente sentenza del Consiglio di Stato permette infatti alle “associazioni non riconosciute che abbiano tra le finalità statutarie quella di difendere il principio delle cosiddette “quote rosa””  di monitorare le situazioni che si manifestano nei vari territori e portare all’attenzione dei giudici le condizioni che si mostrano palesemente fuori norma.

Purtroppo il ricorso può essere fatto solo entro i 60 giorni dalla nomina della Giunta o dalla modifica della stessa, quindi le segnalazioni sono valide solo per le giunte recenti. in ogni caso per saperne di più vi consiglio la lettura dell’articolo originale ;) .

Ciò non toglie che si tratta di un buon esercizio per prepararsi alle prossime elezioni.

Nel frattempo ho trovato due giunte che violano l’articolo 51 della Costituzione Italiana, solo guardando alla provincia di Pordenone:

-La Provincia di Pordenone, dove la Giunta è al 100% maschile

-Il Comune di San Vito al Tagliamento, dove, nonostante sia stato formato quest’anno e un po’ di sensibilità al tema dovrebbe averla, non ha neppure una donna in giunta

-Il Comune di Maniago certo non brilla con una sola donna assessore.

Ve ne vengono in mente altre?

Ecco, è un buon esercizio. Perché non sono dettagli da poco e raccontano di un’amministrazione locale molto più di quanto non dica il colore politico. Io ad esempio ho scovato queste tre senza impegnarmi molto. A istinto direi.

Chissà come mai…

settembre 10 , 2012 at 8:15 pm Lascia un commento

Dove finisce Roma e qualche pensiero in più

More about Dove finisce RomaAvrei voluto dire wow! fino alla fine. Perchè è wow che fa dire nelle prime pagine questo libro, Dove finisce Roma di Paola Soriga, ed. Einaudi, quando ti tuffi nello stile fluido, continuo, veloce, scelto dall’autrice per raccontare la storia. Una scrittura che mi ha incantata, bellissima.

“Wow!” ti viene da esclamare qua e là, tra tante scelte di frasi ed espressioni semplici eppure piene di novità. Ma poi alla fine, proprio alla fine, è stato come fare un passo in più, dall’aria pulita alla nebbia.

Ecco, il fatto è che in questo libro c’è la Resistenza, ma non si sente la Resistenza. E questo mi lascia un nodo alla gola alla fine che è quasi un lieve fastidio.
Sarà che non so leggere, o sarà che ecco, mi aspettavo di più. Sarà che non sono una lettrice neutra quando si toccano certi temi. Ma mi aspettavo di più da una mia coetanea che si azzarda, come altri hanno provato non sempre con successo, a prendere in prestito un tempo che non è un tempo passato. Mi aspettavo quel che dava in cambio. Ma in cambio cosa da?
In una storia che ha il pregio di poter essere scontata dall’inizio alla fine, perchè in fondo sappiamo già pressapoco come andrà a finire manca quella cosa lì, il coraggio di una restituzione.

Ida, la protagonista del racconto, è nella Resistenza a 16 anni. E per tutto il libro Ida è tratteggiata come una bambina che non sa perché fa la Resistenza se non perchè sente che si doveva fare così. Eppure ha studiato, legge un sacco di libri di spessore, va alle riunioni dei Gap. Ma ci viene presentata come troppo piccola per un pensiero autonomo.

In questi anni in cui ho commemorato tanti martiri della Resistenza, tanti caduti, ascoltato tante e tante storie e avventure e vicende una cosa mi ha sempre colpito tanto: erano tutti così, dei ragazzini.

Furono dei ragazzini il coraggio di tutta una Storia. E molto spesso furono i protagonisti di tutta un’epoca successiva grazie a quanto appresero allora. Tante volte se provi a chiedere a chi è ancora in vita, a chi è stato partigiano di montagna o pianura: “cos’hai fatto nella vita” ecco, li senti che ti raccontano per due o tre ore senza fine, di quando avevano 16-18 anni. Della guerra e della Resistenza. E tutto il resto della vita successiva, i 50-60 anni dopo, si consumano in un attimo.

Ancora di più sento che manca una restituzione ulteriore perché Ida è una donna e delle donne partigiane si sente parlare troppo poco. Si sono negate un ruolo loro stesse negli anni successivi alla Resistenza, riprendendosi il focolare e restando zitte per decenni, quasi per vergogna. Eppure erano li, a consegnare giornali tenendole dentro ai cesti dei panni sporchi o tra le sottane. Nei Gap e nelle brigate partigiane spesso per la prima volta hanno avuto la possibilità di cambiare ruolo. Di distogliersi un momento dai modelli preimpostati per loro. Per lo meno di scambiare pensieri se non proprio smettere di cucinare e rammendare. E non so perché, ma sarebbe stato bello sentire un po’ di quella paura cammuffata con la sfrontatezza e il coraggio di cui tanto sanno raccontare certe anziane ogni tanto, quasi in segreto, quasi un non si può dire.

Per carità, poi uno scrittore racconta ciò che vuole, e per chi di Resistenza non sente mai parlare questo racconto è quasi una benedizione se gli capita tra le mani, perché si fa leggere senza fatica.
Però mi chiedo se non debba esistere una responsabilità quando si prendono in prestito certi pezzi di storia ancora tanto vivi nel dibattito quotidiano. Mi chiedo se sforzarsi di mantenere una sorta di neutralità dentro all’idea che “erano persone normali con sentimenti normali” per tentare di evitare quella che alcuni definiscono “retorica della Resistenza” non sia di per sé un raccontare a sua volta retorico.

Quel che ci arriva sull’antifascismo sono frasi leggere che pesca in giro la voce narrante. Fin troppo attenta a trovare una giustificazione per tutti: per il cognato di Ida, che era fascista, ma guarda caso muore nei bombardamenti di San Lorenzo, per Betto, che era una spia, si, ma tanto simpatico, per i soldati tedeschi ammazzati per strada, che in fondo erano ragazzi come quelli che avevano ammazzato. E non so quanto onesto sia far passare l’idea che non vi fosse un poter scegliere. Che sia stata tutta una storia per caso. Per caso capita quasi tutto in questo libro. E forse è un po’ troppo facile lavarsi le mani così.

Vabbè, saranno forse sottigliezza. Però credo che sarebbe ora che ci assumessimo l’onore di affinare le sottigliezze. Come generazione senza onore né gloria, almeno questo, le sottigliezze per chi viene dopo, ci toccano.

Specie perché la colpa dei fascismi che si sono nuovamente seduti in Parlamento è purtroppo tutta nostra. E non per caso.

P.S.: Ho letto questo libro tra bus e tram delle mie #esplorazioniromane, capitando tra l’altro proprio a Centocelle in un importante centro sociale occupato, venendo da Monte Mario, tappezzata di manifesti neofascisti. No, non venitemi a dire che faccio discorsi vecchi, che occorre riappacificarsi. C’è in palio la Democrazia, ancora più che mai. Non scherziamo.

marzo 21 , 2012 at 11:23 am 3 commenti

l’ #8marzoperme ha bisogno delle mimose

Ogni anno la Festa della Donna diventa la festa delle banalità: “Una cosa inutile” “ormai uomini e donne sono uguali” “cosa volete di più” “bisogna festeggiare tutto l’anno”…

Per non parlare poi di chi dice “Ah, il consumismo delle mimose!”

Ho lavorato e lavoro in uffici dove le donne sono rare come le particelle di sodio in certe bottiglie di acqua minerale, ho lavorato in posti dove gli uomini erano rari come il sodio nell’acqua minerale, ho visto il carico di lavoro da una parte e dall’altra, le paghe da una parte e dall’altra e… non venitemi a raccontare che è una questione di “scelta” o natura.

E no, non venitemi a raccontare che dobbiamo accontentarci di Marx e dire che è tutta una questione di classe. Certo, possiamo usare pure quella. Ma è un parametro che pesa il parametro nel definire le condizioni delle donne nel mondo, non basta da solo a costruire l’equazione e a darle una soluzione.

Così potete dirmi che oggi non c’è niente da festeggiare, ma allora possiamo per lo meno permetterci di ricordare? Permetterci di considerarla come un 25 aprile della storia delle donne, come giornata in cui la differenza di genere viene messa a valore?

E se non vi basta guardare all’Italia proviamo a farlo guardando al mondo intero: guardando al bisogno che c’è per ogni parte del mondo a costruire una cultura condivisa, un punto di partenza comune su questi temi.

Cosa che vale non solo per le donne, ma anche per gli uomini: sarebbe bello se oggi sapessero perché c’è chi oggi pretende il loro sforzo di un augurio, il valore almeno di una gestualità. Sapere perché c’è chi oggi si fa gli auguri dentro al valore di una gestualità.

Vabbè questo per dire che occorrono ancora 1000 feste delle donne, 1000 momenti almeno per parlare e discutere, 1000 punti da cui partire.

E per me servono anche le mimose. Perché siamo popolo di simboli, che senza simboli perdiamo i sensi, quando non anche le parole.

P.S: Invece di tutti quei teatri e letture per le feste delle donne farei un po’ a meno. Le amministrazioni pubbliche che si lavano le coscienze una volta l’anno sono un po’ noiose.

 

 

marzo 8 , 2012 at 9:54 am 8 commenti

La laurea e Sara Tommasi

Ebbene, sono una Twitter affezionata da tempo e in questi tempi in cui non mi è quasi mai possibile leggere il giornale o avere notizie dalle chiacchiere che ascolto in giro talvolta è comodo dare uno sguardo veloce al cinguettio twittero per capire che succede.

Prima di questa mia nuova condizione di “scarsamente informata cronica” non badavo molto ai temi di tendenza su Twitter, ma in questo periodo buttarci l’occhio da l’idea dei fatti che scaldano l’atmosfera italiana. Così ieri ho capito cos’era successo in Val di Susa tuffandomi in alcuni link twittati.

Ma molto più difficile è stato oggi capire come mai Sara Tommasi fosse tra i temi di tendenza del momento e nei vari messaggi fosse tanto associata all’argomento del signoraggio bancario. Purtroppo dai tweet c’era poco da capire, se non gli insulti e i soliti qualunquismi, ma per fortuna c’è Vanityfair: la mia ignoranza è stata subito messa a tacere. (Qui un link sull’argomento, è inoltre vivamente consigliato l’approfondimento.)

[Cliccare sull'immagine per ingrandire e qui per ulteriori cinguettii...]

In pratica questa ragazza ha avuto il compito, che le è riuscito a quanto pare molto bene, di attirare l’attenzione sul tema del signoraggio bancario. Per mia sfortuna di questo tema mi si è riempita la testa un giorno in cui per caso (o anche sfortuna) due personaggi si sono accostati per ore a me e ad un caro amico cercando di istigarci a partecipare alle loro iniziative/riunioni/ragionamenti.
Sara Tommasi è stata sicuramente più brava. Ha colpito al cuore degli italiani, come pure Scilipoti che nonostante la sua pochezza è riuscito a farsi conoscere (e in politica in Italia si sa che ciò che conta è essere sempre argomento di chiacchiera e dire cose facili facili di cui possano straparlare tutti).

Ora il signoraggio è invece argomento da chiacchiera. Come pure il nome del personaggio che alla Tommasi si accompagnava (personaggio altrimenti a me abbastanza ignoto e al momento preferisco mantenere tale).

Cosa conta la laurea alla Bocconi della Tommasi con il modo in cui si guadagna da vivere? E’ forse meno dignitoso di chi truffa, raggira, o organizza convegni sul signoraggio bancario tanto per intortare un po’ di gente (e si sa che intortare è un buon modo, sempre, per far girare i soldi)

Mi chiedo se forse il problema non sia, ancora una volta, il fatto che costei sia una donna, anziché un uomo. E non mi si venga a dire “come puoi difenderla?”: io non difendo nessuno, specie chi sa difendersi benissimo da se. Specie quando l’avere chi la difende o chi l’attacca è stare al gioco, gioco che non m’interessa.

Ma non posso non stupirmi dell’attenzione rivolta al legame tra laurea e “decoro”: forse chi ne parla non ha mai frequentato un ateneo o non ha mai avuto 20 anni. Non mi pare che chi partecipa ogni domenica alla Santa Messa abbia una mente che gli permette di ottenere una sfilza più lunga di trenta e lode. C’è forse (e purtroppo) una condizione di partenza diversa tra chi può permettersi di studiare alla Bocconi e chi resta a studiare all’Università pubblica, ma questo non vuol dire che la Bocconi sforni per forza geni. Per diventare economisiti, giuristi, ingegneri, matematici… beh, non occorre essere geni.

E per diventare dirigenti e personaggi di valore, bravi medici, avvocati quotati? Neppure. Non occorre essere geni. Quasi mai. Contano 10000000 punti il tuo conto in banca di partenza, 1000 punti le relazioni, 10000 punti il fascino, 10000 punti il look, 10000 punti il sorriso, il potere che esprimi e tante altre cose. Che non sono molto più “moralmente dignitose” di una coscia. Anzi. Molto più ambigui e loschi, irraggiungibili e dannosi. (Ah, e non venitemi a dire: “così è in Italia, altrove è diverso”. Più una consolazione è di massa più è un’invenzione…)

E non date la colpa a Berlusconi. Che già nel 1938…

(Per chi non lavora con un sacco di uomini che su certi temi sono sempre aggiornatissimi e si è perso la faccenda della farfallina di Belen vi consiglio di chiedere a Google… ci son fin troppe disquisizioni sul tema. Chissà perché…)

febbraio 28 , 2012 at 8:28 pm 9 commenti

Il primo giorno

Com’è che si dice? “Chiusa una porta si apre un portone!”
In fondo non succede così nei film e nei libri, quando i protagonisti vivono un susseguirsi di storie d’amore sfigate?
Beh, sono qui in coda al Centro per l’Impiego per l’iscrizione alle liste di disoccupazione. Cosa già fatta in passato, ma più per prassi che per necessità. Non mi era mai capitato di fare coda in altre occasioni (1994, 2006… Un altro nord est).
Ci saranno una cinquantina di persone: tante si conoscono, vengono tutte da una stessa fabbrica. In crisi. “Lei ad esempio no vero?” mi chiede un impiegato. Spera di poter liberare in fretta la mia sedia in attesa. Ma i pc sono bloccati, i server dell’Insiel fermi. Non si muove nulla da più di mezz’ora. Ci sono un po’ di mamme coi bambini, si parla di Capodanno, qualche mamma ha accompagnato il figlio maggiorenne. Qualche moglie parla solo dopo il marito.
E in questa paralisi che racconta meglio di una cartolina, meglio di un’indagine statistica, di come sta il Friuli adesso, qui non c’è porta sentimentale che si è chiusa. E nessuno ha bisogno di portoni romantici, ma di monete per il parcheggio, chiarimenti sul titolo di studio (“dovrò scrivere diplomata? Che ho fatto ragioneria?”), sospensioni sui dubbi rispetto al futuro.
Ecco, tra una riga e l’altra è passata un’altra ora. E le signore si cominciano a preoccupare, che gli occorrono le carte, che hanno appuntamento al Patronato, che l’anno sta per finire, che l’Inps, che la mobilità, che la carta d’identità scade.
E la coda aumenta assieme ai colori delle giacche, alle facce corrugate, alle preoccupazioni.
Ma nessuno, nessuno si lamenta. Al massimo la paura di una multa “Eh, le monete del parcheggio, uffa…”
Quasi a dire, dentro a una specie di rassegnazione “Tanto abbiamo dato tanto avremo”.
Qui,condensate in un corridoio, corrono le fantasie dell’Italia normale. Che in Germania un operaio prende anche 9000 euro se fa gli straordinari. Che sicuramente tra dieci minuti si sistema tutto (“no se possibile che no se sistemi”). Che lavoro ce n’è ce n’è “basta che te speti”.
(Quasi tutte queste persone potrebbero essere mia madre, mio padre sorelle o fratelli di molto maggiori. E non riesco a capire perché dovrei incolparli di avermi rubato il futuro, incolpare loro d’impedire l’Italia migliore.)

dicembre 29 , 2011 at 11:14 am 2 commenti

Correva l’anno

In questi giorni è uscito Year in hashtag, una sorta di mega album di quanto accaduto in questo 2011 nel mondo, di come questo 2011 sia stato rappresentato dalla rete, amplificato, condiviso. E’ uscita anche la classifica stilata da The Indipendent sulle voci non famose più influenti su Twitter per il 2011. L’unica italiana è Marina Petrillo (@alaskaRP), conduttrice di Radio Popolare, che dopo aver seguito per un anno quanto accadeva nei paesi arabi è scesa in piazza Tahrir per raccontarci coi suoi occhi cosa succedeva in Egitto alla vigilia della prima tornata elettorale.

Così ho pensato che fare il punto su quello che è stato un anno appena trascorso fa sempre bene. Allora ho riguardato le mie foto del 2011, tra reflex e iPhone e ho pensato che rileggersi dentro gli avvenimenti reali, dentro le osservazioni virtuali, forse aiuta a fare ordine. E allora ecco cos’è stato per me il 2011 quest’anno… (Osservando che i fatti valgono per i luoghi in modo a volte indipendente dai tempi)

Gennaio

Mario Bettoli e Cesare Marzona Il 15 gennaio, come ogni anno, si ricordano a Pordenone i 9 partigiani uccisi nel ’45 all’ex caserma Martelli. Il muro è ancora quello che precede la ristrutturazione e in questa foto compaiono Mario Bettoli e Cesare Marzona, partigiani.

Quest’anno, sarà perché dal 1945 ad oggi sono passati 66 anni, seguire l’Anpi mi è sembrato più importante che mai. Quando tutto crolla i fondamentali occorre tenerseli stretti…

Febbraio

gruppo Il 12/13 febbraio le donne di Se non ora, quando? occupano le piazze italiane. Tantissime scendono in piazza anche a Pordenone e l’attenzione dei media è alta.

L’effetto è anche legato alla campagna sostenuta da Repubblica.it che mira a far cadere il Governo Berlusconi (cosa che poi accadrà, ma sulle ragioni chissà se avremo mai un’idea comune…)

Marzo

discorso di pericle Il 12 marzo, a un mese dalla manifestazione delle donne, le piazze ritornano a riempirisi in difesa della scuola pubblica, attaccata dalla ministra Gelmini, e della Costituzione, di cui si vede attaccata la libertà d’espressione dalla così detta “legge bavaglio”.

In preparazione ai referendum sull’acqua si infilano banchetti in tutte le iniziative: e i Subsonica il 31 marzo, dando il via al loro tour proprio dal palco del Palasport di Pordenone, inviteranno tutti al voto (e ci faranno entrare al concerto gratis).

Ma questo mese segna anche l’inizio della guerra in Libia: il 19 marzo ha inizio l’intervento militare da parte di vari paesi europei, tra i quali l’Italia. Ritorna a farsi sentire il popolo della pace, ma complice la situazione politica interna, complice la connivenza del centro sinistra con l’intervento militare, la voce si fa sentire roca…

Aprile

Il 26 marzo lo Zapata organizza una manifestazione in piazza XX Settembre a Pordenone alla quale aderiscono altre realtà del Pordenonese.

Il 2 aprile, con il precipitare degli avvenimenti libici, Emergency convoca una manifestazione a Roma. Non ci saranno le folle: no, il 2011 non sarà ricordato come anno per la pace, come tempo di laboratorio politico per fermare guerra e follia. Purtroppo.

Il 30 aprile si inaugura a Pordenone come luogo sacro alla memoria e alla Resistenza il monumento ai 10 martiri. Siamo in piena campagna elettorale e la partecipazione è altissima.

Per l’occasione sono presenti anche le scuole del territorio e sembra di ritornare a quei 25 aprile di tanti anni fa quando noi scolari imparavamo Bella Ciao da cantare al monumento dei caduti…

Maggio

la festa del lavoro del 1° maggio di quest’anno, con la crisi che si fa sempre più pesante, me lo ricorderò come momento massimo della celebrazione dell’Inno nazionale, risuonato più che mai nelle piazze anche di conflitto quest’anno. E’ stato anche l’anniversario del centenario della Casa del Popolo di Torre, che per l’occasione ha organizzato un pranzo e rispolverato le vecchie bandiere.

Il 6 maggio la CGIL proclama uno sciopero generale: un grande corteo attraversa Pordenone e per la prima volta vedo sfilare tantissimi lavoratori del settore del legno: il gruppo Florida ha preannunciato lo stato di crisi, a rischio 400 posti di lavoro.

A metà maggio il Comune di Pordenone va alle urne per il rinnovo del consiglio comunale: la campagna elettorale peggiore d’ogni tempo si chiude con la vittoria del centro sinistra. In una sfida tra uomini vince un uomo. (Ma le ragioni di festa sono ancora da analizzare per bene). A Milano vince Pisapia. Ma è un’altra storia.

Giugno

acquaIl 12 e 13 giugno i SI trionfano per l’acqua pubblica, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento (ci penserà la crisi a rirubarci l’acqua…). Votare per un referendum ricomincia ad avere un senso.

Le bandiere si moltiplicano su tanti balconi. Chi ha vinto sarà ragione di dibattito per mesi e si arriverà al paradosso di dubitare che sia stata una vittoria sensata…

Tra il 17 e il 19 giugno i genitori e gli insegnanti della scuola pubblica di Pordenone mettono in piedi un presidio di protesta contro i tagli davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale. I tagli da parte della Ministra Gelmini rispetto all’organico non permettono di mantenere gli attuali tempi scuola. Un bel po’ di mamme e bambini si danno il turno. Nonostante il fine settimana piovoso…

I primi di giugno mi impegno anche ad andare al Festival dell’economia di Trento, quest’anno rossi_floris_tabacciparticolarmente caratterizzato dal tema della crisi economica globale. Ne torno a casa con un sacco di riflessioni interessanti e i tormentoni dell’anno infilato un po’ ovunque: sprechi, casta, Stato e costi della politica sono ancora adesso per l’Italia i grandi nodi popolari della crisi. (Non a caso nel corso dell’autunno il numero leggendario di auto blu in circolazione supererà il numero di abitanti del Paese, almeno nelle chiacchiere da bar.)

Luglio

Posta di TopolòA luglio sarà successo sicuramente qualcosa, ma a me sembra non sia successo un granché di nuovo per il mondo. Certo, compare Spidertruman a raccontare che in Parlamento si mangia un sacco a buon prezzo, ma niente di che. Sembra quasi un periodo di calma. In cui riapre la Stazione di Topolò ai confini con la Slovenia e per una sera sembra d’essere in un mondo parallelo.

In cui mi capita di finire a Melfi e riscoprire le cantine dei Vini Carbone di Sara e degustare deliziosissimo Aglianico del Vulture. E qui sarebbe un po’ il personale che si intreccia con gli eventi pubblici, ma se tutti quest’anno piangono, certo non possono fare lo stesso le cantine vinicole che nel 2011 hanno continuato a tenere bene.

Agosto

palcoBeh, anche agosto, mentre Londra brucia per mano di giovani arrabbiati, non si caratterizza per un grande furor di popolo.

Sancisco gruppo dell’anno i Perturbazione e esalto il loro tour dopo un concerto a Cison di Valmarino.

La rete scopre i blecs e spignatta per conquistare ambiti premi: anche questo è parte del potere di Twitter, strumento web dell’anno, molto più culinario, in Italia, che ribelle.

Settembre

quasi quarto statoIl 6 settembre la CGIL riconvoca lo sciopero generale e per la seconda volta in un anno un grandissimo corteo attraversa Pordenone.

La presenza della FIOM è numerosa, la crisi ha ormai stretto i lacci attorno alla metalmeccanica provinciale e anche l’Electrolux da tempo è crisi coi lavoratori a casa in cassa integrazione.

ferrucci e Tiziano scarpaBaumann fa visita a Pordenonelegge. Nell’anno in cui tanto si parla della crisi dell’editoria le code non mancano neppure quest’anno (anche se forse cala la ressa uniformemente diffusa). Scopro che è inutile girare Venezia leggendo “Venezia è un pesce” di Tiziano Scarpa e sperando di tirovare gli stessi posti. Scoprire che esistono i luoghi fisici e quelli letterari :) eh!

Ottobre

Hossam el HamalawyDal 30 settembre al 2 ottobre si tiene Internazionale a Ferrara, quest’anno focalizzato sulle rivolte che hanno colpito i paesi arabi. Ascolto i blogger egiziani e mi incanto nei discorsi di Hossam el Hamalawy a cui viene consegnato il premio Anna Politkovskaja. La lotta egiziana arriva in Italia e ridà legittimità alle parole lotta di classe e anticapitalismo… Fosse stato per la stampa italiana non avrei mai capito.

E alla fine di ottobre gli studenti delle scuole superiori di Trieste piantano le tende a tendePiazza Unità: dopo #occupywallstreet ha inizio #occupytrieste. La mobilitazione, ancora in corso con l’occupazione di uno stabile in centro città, avrà il sostegno del sindaco e delle amministrazioni locali e riuscirà ad ottenere il blocco delle bollette di luce ed acqua per le famiglie che non hanno i soldi per pagarle durante l’inverno.

Il 15 ottobre a Roma ritorna la paura dopo duri scontri con la Polizia. Anche a Pordenone viene organizzata una piccola manifestazione che trova nella stessa piazza PD, partiti della sinistra e circoli anarchici. Si farà finta sia tutta colpa del caso, in realtà c’è tanta gente stanca di stare a guardare (anche se non sembra poi che all’improvviso spicchi tutto sto desiderio di fare…).

Novembre

Il 12 novembre Silvio Berlusconi si dimette dal Governo. La stampa italiana festeggia. A un mese e mezzo di distanza verrebbe da dire che non è cambiato niente, ma ancora oggi guai a dirlo, è ancora tabù. Al suo posto viene beatificato Mario Monti. Le parole d’ordine di questo mese sono debito e spread, di cui si parla ancora anche al bar come se niente fosse.


A Pordenone in via Montereale si celebra per la prima volta il partigiano Franco Martelli davanti al nuovo monumento. Per l’occasione (ma è difficile pensare che sia solo per l’occasione…) all’iniziativa partecipano anche partigiani e partigiane friulane.

fazzoletti a casa

I giovani, in molti convinti di aver contato qualcosa nella caduta del governo Berlusconi e convinti di contare qualcosa per quello Monti, in molti convinti di esser stati Resistenza attiva durante non si capisce bene cosa, non si vedono come sempre. Però gli anziani, chi è sopravvissuto ai campi di prigionia, i parenti dei caduti, beh, loro ci sono. A ricordare.

Dicembre

interventi 2Il 9 dicembre i Ragazzi della panchina di Pordenone organizzano uno spettacolo, come ogni anno. Quest’anno ha il sapore amaro di una sede sotto sfratto per opera di chi ci vuole guadagnare il più possibile. Ora in attesa di una fissa dimora aspettano. Quella sera hanno parlato, eccome.

Il 12 dicembre sono invece tornate in piazza le donne di Se non ora, quando? affinché le manovre del nuovo governo tengano finalmente presente la situazione delle donne in Italia.

ricordando zanzottoA Venezia qualche centinaio di donne ha occupato una delle piazze, molti interventi, belle canzoni. Poche ragazze. Ma chissà. Quando stancate di esser raccontate, prima o poi, ci racconteremo…

Il 18 ottobre del 2011 moriva Andrea Zanzotto. Una ragazza l’ha portato in piazza con un cartello che recitava un suo epigramma: In questo progresso scorsoio / non so se vengo ingoiato / o se ingoio

E che il 2012 sia l’anno in cui la maggior parte di tutto ciò non valga la pena d’essere ricordato.

 

dicembre 23 , 2011 at 3:59 pm Lascia un commento

Riassunti resistenti

Ieri ho sistemato le foto che negli ultimi dieci giorni erano rimaste a sedimentare in una scheda di memoria.

alessandro spinaCi ho trovato gli scatti fatti al convento di San Francesco in occasione del Premio Bruno Cavallini, ideato da Sgarbi, che quest’anno ha portato a Pordenone Roberto Vecchioni e Alessandro Spina. Di tutte le celebrità presenti, tra assessori regionali, comunali, sindaci, ex sindaci, scrittori e compagnia briscola, Alessandro Spina era a me il meno noto. Devo dire che mi ha però conquistata coi suoi racconti e le sue analisi, la convinzione delle sue parole, la precisione. Ha raccontato della resistenza libica durante l’occupazione italiana, ha condannato il silenzio con cui il nostro paese l’ha da sempre negata (persino le Garazantine, ha raccontato, tacciono il nome del capo dei resistenti libici di allora) e poi, dell’arrivo di Gheddafi. Io, maledetta ignoranza, non lo avevo mai incrociato, ma in fondo anche Google ne parla come parla sempre delle persone d’altri tempi.

Poi ho tirato fuori le foto dello spettacolo, sempre al Convento di San Francesco, organizzato da I maniragazzi della Panchina venerdì scorso: interventi toccanti e melodie arabe hanno riempito quel poco di vuoto presente ancora in sala. Purtroppo l’agonia in cui continuano a lavorare per colpa dello sfratto a cui sono stati sottoposti si fa sentire. E sono anni che la cosa va avanti in maniera a dir poco insopportabile. Però la serata è riuscita molto bene (io, lo ammetto, con le melodie arabe, cuccandole ogni mattina, acquisisco una certa sonnolenza, ma era palese l’allegria del pubblico), e tutta la gente presente penso abbia fatto capire che c’è un po’ di questa città, gente d’ogni età, che almeno a qualcosa ci tiene…

Certo che risulta sempre un po’ strano osservare le dinamiche di chi tanto si vuol mostrare sensibile al sociale e poi, alla prova dei fatti, si rivela per quello che è. Una fabbrica di atti vergognosi.

(E purtroppo in questo periodo pare che le dimostrazioni di quanto feccia sia certa gente siano in svendita al mercato della vita…)

ricordando zanzottoInfine avevo un sacco di foto da sistemare portate a casa dalla Manifestazione di Se Non Ora Quando organizzata come gruppi del triveneto a Venezia la scorsa domenica. Nonostante lo sciopero dei treni in regione FVG (che credo abbia toccato punte del 99% vista la paralisi ferroviaria) siamo riuscite comunque a raggiungere la piazza…

Beh, che dire, purtroppo l’età media ehm, era un poco altina. Certo, il pensiero femminista dice che la coscienza parte da sé, che prima o poi accadrà una presa di consapevolezza… ma intanto rimango perplessa rispetto a lecite rivendicazioni di asili che vengono sostenute più dalle nonne che dalle dirette interessate. E mi chiedo quanto questo effettivamente funzioni, quanto valga, quanto centri poi alla fine il problema. Non so.

Certo è che mancavano anche gli uomini. Anche se mi ha riempito di contentezza vedere che davanti a tutte c’era fermo un anziano statuario, con la bandiera dell’ANPI di Venezia. E forse forse, la butto lì, il problema della democrazia incompiuta, beh, forse dovremmo riprenderlo in mano tirando fuori parole d’ordine un po’ più vecchie.

anpi e bandieraCapaci di mettere al pari nella lotta uomini e donne (per quanto ci siano voluti anni dopo la Resistenza, per riconoscere la cosa). Così, altrimenti, mi sembra sempre di sentire discorsi che mancano di parti, che mancano di qualcosa, racconti sulle cose, non racconti delle cose. E non mi basta un granché.

(Ecco, a qualcuno potrà sembrare che queste tre cose messe assieme siano un po’ un quadro mal combinato. Sembrava anche a me. Ma ora mi accorgo che di Resistenza ha parlato Spina, che la Resistenza era rappresentata a Venezia e che I ragazzi della Panchina resistono, da 15 anni, tutti i giorni.)

dicembre 14 , 2011 at 1:15 pm Lascia un commento

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