Posts filed under ‘elezioni 2011’
Correva l’anno
In questi giorni è uscito Year in hashtag, una sorta di mega album di quanto accaduto in questo 2011 nel mondo, di come questo 2011 sia stato rappresentato dalla rete, amplificato, condiviso. E’ uscita anche la classifica stilata da The Indipendent sulle voci non famose più influenti su Twitter per il 2011. L’unica italiana è Marina Petrillo (@alaskaRP), conduttrice di Radio Popolare, che dopo aver seguito per un anno quanto accadeva nei paesi arabi è scesa in piazza Tahrir per raccontarci coi suoi occhi cosa succedeva in Egitto alla vigilia della prima tornata elettorale.
Così ho pensato che fare il punto su quello che è stato un anno appena trascorso fa sempre bene. Allora ho riguardato le mie foto del 2011, tra reflex e iPhone e ho pensato che rileggersi dentro gli avvenimenti reali, dentro le osservazioni virtuali, forse aiuta a fare ordine. E allora ecco cos’è stato per me il 2011 quest’anno… (Osservando che i fatti valgono per i luoghi in modo a volte indipendente dai tempi)
Gennaio
Il 15 gennaio, come ogni anno, si ricordano a Pordenone i 9 partigiani uccisi nel ’45 all’ex caserma Martelli. Il muro è ancora quello che precede la ristrutturazione e in questa foto compaiono Mario Bettoli e Cesare Marzona, partigiani.
Quest’anno, sarà perché dal 1945 ad oggi sono passati 66 anni, seguire l’Anpi mi è sembrato più importante che mai. Quando tutto crolla i fondamentali occorre tenerseli stretti…
Febbraio
Il 12/13 febbraio le donne di Se non ora, quando? occupano le piazze italiane. Tantissime scendono in piazza anche a Pordenone e l’attenzione dei media è alta.
L’effetto è anche legato alla campagna sostenuta da Repubblica.it che mira a far cadere il Governo Berlusconi (cosa che poi accadrà, ma sulle ragioni chissà se avremo mai un’idea comune…)
Marzo
Il 12 marzo, a un mese dalla manifestazione delle donne, le piazze ritornano a riempirisi in difesa della scuola pubblica, attaccata dalla ministra Gelmini, e della Costituzione, di cui si vede attaccata la libertà d’espressione dalla così detta “legge bavaglio”.
In preparazione ai referendum sull’acqua si infilano banchetti in tutte le iniziative: e i Subsonica il 31 marzo, dando il via al loro tour proprio dal palco del Palasport di Pordenone, inviteranno tutti al voto (e ci faranno entrare al concerto gratis).
Ma questo mese segna anche l’inizio della guerra in Libia: il 19 marzo ha inizio l’intervento militare da parte di vari paesi europei, tra i quali l’Italia. Ritorna a farsi sentire il popolo della pace, ma complice la situazione politica interna, complice la connivenza del centro sinistra con l’intervento militare, la voce si fa sentire roca…
Aprile
Il 26 marzo lo Zapata organizza una manifestazione in piazza XX Settembre a Pordenone alla quale aderiscono altre realtà del Pordenonese.
Il 2 aprile, con il precipitare degli avvenimenti libici, Emergency convoca una manifestazione a Roma. Non ci saranno le folle: no, il 2011 non sarà ricordato come anno per la pace, come tempo di laboratorio politico per fermare guerra e follia. Purtroppo.
Il 30 aprile si inaugura a Pordenone come luogo sacro alla memoria e alla Resistenza il monumento ai 10 martiri. Siamo in piena campagna elettorale e la partecipazione è altissima.
Per l’occasione sono presenti anche le scuole del territorio e sembra di ritornare a quei 25 aprile di tanti anni fa quando noi scolari imparavamo Bella Ciao da cantare al monumento dei caduti…
Maggio
la festa del lavoro del 1° maggio di quest’anno, con la crisi che si fa sempre più pesante, me lo ricorderò come momento massimo della celebrazione dell’Inno nazionale, risuonato più che mai nelle piazze anche di conflitto quest’anno. E’ stato anche l’anniversario del centenario della Casa del Popolo di Torre, che per l’occasione ha organizzato un pranzo e rispolverato le vecchie bandiere.
Il 6 maggio la CGIL proclama uno sciopero generale: un grande corteo attraversa Pordenone e per la prima volta vedo sfilare tantissimi lavoratori del settore del legno: il gruppo Florida ha preannunciato lo stato di crisi, a rischio 400 posti di lavoro.
A metà maggio il Comune di Pordenone va alle urne per il rinnovo del consiglio comunale: la campagna elettorale peggiore d’ogni tempo si chiude con la vittoria del centro sinistra. In una sfida tra uomini vince un uomo. (Ma le ragioni di festa sono ancora da analizzare per bene). A Milano vince Pisapia. Ma è un’altra storia.
Giugno
Il 12 e 13 giugno i SI trionfano per l’acqua pubblica, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento (ci penserà la crisi a rirubarci l’acqua…). Votare per un referendum ricomincia ad avere un senso.
Le bandiere si moltiplicano su tanti balconi. Chi ha vinto sarà ragione di dibattito per mesi e si arriverà al paradosso di dubitare che sia stata una vittoria sensata…
Tra il 17 e il 19 giugno i genitori e gli insegnanti della scuola pubblica di Pordenone mettono in piedi un presidio di protesta
contro i tagli davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale. I tagli da parte della Ministra Gelmini rispetto all’organico non permettono di mantenere gli attuali tempi scuola. Un bel po’ di mamme e bambini si danno il turno. Nonostante il fine settimana piovoso…
I primi di giugno mi impegno anche ad andare al Festival dell’economia di Trento, quest’anno
particolarmente caratterizzato dal tema della crisi economica globale. Ne torno a casa con un sacco di riflessioni interessanti e i tormentoni dell’anno infilato un po’ ovunque: sprechi, casta, Stato e costi della politica sono ancora adesso per l’Italia i grandi nodi popolari della crisi. (Non a caso nel corso dell’autunno il numero leggendario di auto blu in circolazione supererà il numero di abitanti del Paese, almeno nelle chiacchiere da bar.)
Luglio
A luglio sarà successo sicuramente qualcosa, ma a me sembra non sia successo un granché di nuovo per il mondo. Certo, compare Spidertruman a raccontare che in Parlamento si mangia un sacco a buon prezzo, ma niente di che. Sembra quasi un periodo di calma. In cui riapre la Stazione di Topolò ai confini con la Slovenia e per una sera sembra d’essere in un mondo parallelo.
In cui mi capita di finire a Melfi e riscoprire le cantine dei Vini Carbone di Sara e degustare deliziosissimo Aglianico del Vulture. E qui sarebbe un po’ il personale che si intreccia con gli eventi pubblici, ma se tutti quest’anno piangono, certo non possono fare lo stesso le cantine vinicole che nel 2011 hanno continuato a tenere bene.
Agosto
Beh, anche agosto, mentre Londra brucia per mano di giovani arrabbiati, non si caratterizza per un grande furor di popolo.
Sancisco gruppo dell’anno i Perturbazione e esalto il loro tour dopo un concerto a Cison di Valmarino.
La rete scopre i blecs e spignatta per conquistare ambiti premi: anche questo è parte del potere di Twitter, strumento web dell’anno, molto più culinario, in Italia, che ribelle.
Settembre
Il 6 settembre la CGIL riconvoca lo sciopero generale e per la seconda volta in un anno un grandissimo corteo attraversa Pordenone.
La presenza della FIOM è numerosa, la crisi ha ormai stretto i lacci attorno alla metalmeccanica provinciale e anche l’Electrolux da tempo è crisi coi lavoratori a casa in cassa integrazione.
Baumann fa visita a Pordenonelegge. Nell’anno in cui tanto si parla della crisi dell’editoria le code non mancano neppure quest’anno (anche se forse cala la ressa uniformemente diffusa). Scopro che è inutile girare Venezia leggendo “Venezia è un pesce” di Tiziano Scarpa e sperando di tirovare gli stessi posti. Scoprire che esistono i luoghi fisici e quelli letterari
eh!
Ottobre
Dal 30 settembre al 2 ottobre si tiene Internazionale a Ferrara, quest’anno focalizzato sulle rivolte che hanno colpito i paesi arabi. Ascolto i blogger egiziani e mi incanto nei discorsi di Hossam el Hamalawy a cui viene consegnato il premio Anna Politkovskaja. La lotta egiziana arriva in Italia e ridà legittimità alle parole lotta di classe e anticapitalismo… Fosse stato per la stampa italiana non avrei mai capito.
E alla fine di ottobre gli studenti delle scuole superiori di Trieste piantano le tende a
Piazza Unità: dopo #occupywallstreet ha inizio #occupytrieste. La mobilitazione, ancora in corso con l’occupazione di uno stabile in centro città, avrà il sostegno del sindaco e delle amministrazioni locali e riuscirà ad ottenere il blocco delle bollette di luce ed acqua per le famiglie che non hanno i soldi per pagarle durante l’inverno.
Il 15 ottobre a Roma ritorna la paura dopo duri scontri con la Polizia. Anche a Pordenone viene organizzata una piccola manifestazione che trova nella stessa piazza PD, partiti della sinistra e circoli anarchici. Si farà finta sia tutta colpa del caso, in realtà c’è tanta gente stanca di stare a guardare (anche se non sembra poi che all’improvviso spicchi tutto sto desiderio di fare…).
Novembre
Il 12 novembre Silvio Berlusconi si dimette dal Governo. La stampa italiana festeggia. A un mese e mezzo di distanza verrebbe da dire che non è cambiato niente, ma ancora oggi guai a dirlo, è ancora tabù. Al suo posto viene beatificato Mario Monti. Le parole d’ordine di questo mese sono debito e spread, di cui si parla ancora anche al bar come se niente fosse.
A Pordenone in via Montereale si celebra per la prima volta il partigiano Franco Martelli davanti al nuovo monumento. Per l’occasione (ma è difficile pensare che sia solo per l’occasione…) all’iniziativa partecipano anche partigiani e partigiane friulane.
I giovani, in molti convinti di aver contato qualcosa nella caduta del governo Berlusconi e convinti di contare qualcosa per quello Monti, in molti convinti di esser stati Resistenza attiva durante non si capisce bene cosa, non si vedono come sempre. Però gli anziani, chi è sopravvissuto ai campi di prigionia, i parenti dei caduti, beh, loro ci sono. A ricordare.
Dicembre
Il 9 dicembre i Ragazzi della panchina di Pordenone organizzano uno spettacolo, come ogni anno. Quest’anno ha il sapore amaro di una sede sotto sfratto per opera di chi ci vuole guadagnare il più possibile. Ora in attesa di una fissa dimora aspettano. Quella sera hanno parlato, eccome.
Il 12 dicembre sono invece tornate in piazza le donne di Se non ora, quando? affinché le manovre del nuovo governo tengano finalmente presente la situazione delle donne in Italia.
A Venezia qualche centinaio di donne ha occupato una delle piazze, molti interventi, belle canzoni. Poche ragazze. Ma chissà. Quando stancate di esser raccontate, prima o poi, ci racconteremo…
Il 18 ottobre del 2011 moriva Andrea Zanzotto. Una ragazza l’ha portato in piazza con un cartello che recitava un suo epigramma: In questo progresso scorsoio / non so se vengo ingoiato / o se ingoio
E che il 2012 sia l’anno in cui la maggior parte di tutto ciò non valga la pena d’essere ricordato.
Davvero è un successo senza padri?
Scrive oggi Massimo Gramellini su La Stampa.it che quello dei referendum è un successo con uno sconfitto, Berlusconi, ma nessun padre vincitore. E dice:
Chi ha vinto? Una rabbia e una speranza indefinite, il Noi che torna dopo tanto tempo a prevalere sull’Io, migliaia di cittadini riuniti nelle nuove famiglie elettroniche dei social network, dove si va a votare perché ti ha informato l’amico e non il partito.
Beh, secondo me questa è un’analisi un pochino sbagliata. Un’analisi facile e rieccheggiabile per un giornalista che scrive sul web e quindi è letto da gente che in Internet ci naviga, ma io ecco, io che in Internet ci navigo, direi un po’ troppo banale. L’elettronica esiste per chi la vive. Ma per la stra grande maggioranza del popolo italiano neppure costituisce oggi oggetto di pensiero. E mi inteneriscono i miei contatti su Twitter che dicono che questo è un successo dei Social Network (e lo dicono pensando a quelli dietro al monitor, che certo creano rete, ma una rete localmente più ampia che quella del proprio territorio e numericamente spesso molto più piccola del giro degli amici al bar, rete fatta anche degli stessi che stanno iscritti ai partiti, perchè mica è vero che se fai politica non tocchi il pc, anzi). Certo qualcosina avranno spostato (un articolo de Linkiesta ne parla, ma enfatizzando secondo me troppo il fenomeno), ma Twitter ha pur sempre un milione di utenti in Italia (e su quel 23 milione di votanti fa meno del 5%), non grossi numeri di veri utenti attivi, Facebook ha 20 milioni d’utenti dichiarati, ma anche lì, beh… crediamo davvero che quei milioni di nomi utenti e password siano i valori che hanno reso possibile il quorum? Qualcosa, ecco, sì. Qualcosa. Ma tanti e tante sono persone che si sono impegnate per le strade e il lavoro di tam tam l’hanno fatto su tutti i binari a loro disposizione. E’ stata una fonderia di metodi. Inutile fare conti.
Quel milione e 200 mila firme che si sono raccolte l’anno scorso in tutta Italia sull’acqua, in pochissimo tempo, quelle firme erano di carta, tirate su per strada. E di mano e di penna il lavoro di chi ha raccolto e verificato poi i certificati elettorali in ogni provincia e scritto i comunicati stampa per i quotidiani locali, di corpo e di parole le biciclettate e i volantinaggi casa per casa, di fisica esposizione di sè nelle bandiere appese dai balconi delle proprie case, nelle spille portate appuntate nelle giacche e nelle borse, nei cartelli appesi nei vetri delle proprie automobili, sui portapacchi delle bici.
Allora va bene che è un successo senza padri nazionali, ma in ogni territorio sappiamo che ci sono stati nomi e cognomi che si sono messi spendendoci su del tempo, rincorrendo fino all’ultimo amici fuori sede per iscriverli come rappresentanti di lista e riuscire comunque a votare, telefonate, parole a tu per tu coi passanti e poi magari la sera qualche post su FB, che non si sa mai. Si sono mosse le mamme che hanno spedito ai figli le tessere elettorali e poi le nonne, perchè votare fa bene. Dicono dagli uffici elelttorali di non aver mai rilasciato così tanti duplicati di tessere: e questo perchè c’erano tanti trentenni che non l’avevano mai usata la tessera elettorale. E ci si sono messi anche scrittori, musicisti, attori… ogni espressione capace di fare da eco si è messa al servizio dei referendum. Orecchie attente avrebbero colto i ragionamenti più o meno opportunistici ascoltando i cinquantenni ai tavolini dei bar, come i ragazzi per strada e persino i migranti.
E’ un successo della Rete, fatta com’è tale, nelle sue forme più disparate: una forma di riorganizzazione in cui i partiti esistono, ma secondo schemi nuovi, secondo il fatto che nelle cose ci possono stare, ma con la stessa dignità dei singoli e di tutte le altre associazioni (come si provava a sperimentare in Rifondazione un tempo, seconda l’unica prospettiva possibile che correttamente era stata individuata 10 anni fa). Una rete dove contano, eccome, i nomi e i cognomi, ma dove, in questo caso, non poi così necessari in quanto tali, ma in quanto capaci del loro saper fare. Una rete in cui occorre chi sappia raccogliere fiducia, ma anche chi sappia come si chiede l’occupazione di suolo pubblico e magari abbia due soldi da mettere per coprire le spese, dove occorre chi sappia fare la colla per appendere i manifesti e chi sappia intrecciare tematiche lontane tra loro, scrivere un post, fare una mailing list. Ma nell’Italia del 2011 mica tutti gli uomini e le donne di buona volontà usano la posta elettronica…
Una rete di relazioni è un sistema complesso, in equilibrio delicato. Ma fa un po’ alveare e se ne togli un pezzo, se la semplifichi, non ne capisci niente. Essa esiste in quanto tale e in quanto tale crea connessione a sua volta e ridona a vite al singolare da troppo tempo il desiderio di essere parte e amplificare a propria volta quel messaggio che lega e nel legare da speranza (quale piccolo giardino ha ormai da difendere la mia generazione? E i più giovani? Il sè da solo non sopravvive più. O meglio, c’è una bella fetta di sè che da soli non raggiungono nulla). Ed erano semplici i messaggi da ripetere questa volta: li capivano i ragazzini e le signore meno avezze alla politica. Sono rimbalzati di piazza in piazza e certo, di mail in mail, ma non basta parlare di computer e smartphone, in un paese dove il Digital Divide è trionfante, per spiegare come rinasce la voglia di partecipazione, anche solo strisciante.
Io credo sia piuttosto la paura, quella che non ha saputo leggere tanta parte del PD. La paura atavica di cui una volta mi raccontò un’anziana (ecco, ne ho dimenticato il nome, come sarà mai possibile?) incontrata a Pontignano, alla Certosa delle Donne, una donna lucidissima che entrò molto giovane in Parlamento dopo aver fatto la Resistenza. Era il 2004 se non erro e all’epoca mi ricordo che eravamo tutte così preoccupate per le sorti dell’Italia in mano a Berlusconi! Ma lei ci rassicurò che l’Italia non poteva dimenticare e che gli italiani sarebbero riemersi, un momento prima di toccare il fondo. “Gli italiani non possono rinunciare alla libertà” ci disse. Oh, si, aveva ragione.
E adesso dovremo imparare a presidiare i consigli comunali, a pretendere di avere una visione chiara su chi ha in mano l’acqua, dovremo imparare a spegnere le luci e ad assumerci la responsabilità di capire come si può produrre energia pulita senza cadere nella logica speculativa che ha dominato fino ad ora e che rischia di trionfare se non si considerano con la massima serietà i materiali a nostra disposizione (no, non è pura sabbia quella che fa i pannelli solari, no, non ne abbiamo in abbondanza, no, non sono poi così facili da smaltire).
E l’adsl a mia disposizione sarà certo importante in tutto questo processo, ma ancor di più lo sarà la capacità di trovare il ristorantino con il miglior salame da condividere per discutere proposte da fare. Luogo che sappia tener insieme vegetariani e non, si badi bene, sennò non vale. Perchè certo è interessante leggere una notizia, ma ancora meglio è poterne discutere a tu per tu.
Intanto ci possiamo accontentare della Casa del Popolo di Torre (Pordenone) dove giovedì 16 giugno 2011 alle 20.30 ci si trova per vedere un po’ come andare avanti sul tema dei beni comuni. Tutti e tutte invitati.
Per tutti e per tutte.
P.S.: Che poi chi separa i mondi e gli da un valore o lo fa per tenere alto il peso del proprio listino di social manager oppure non sa che si può benissimo twittare e fotografare anche volantinando A5 di carta mentre si girovaga il proprio quartiere… forse riesce solo alle donne questa dote di multitasking? Non credo. Piuttosto ecco che la famosa bolla di internet la vedo formarsi, da lontano…
Il quorum c’è!
Ecco, scrivo mentre mancano ancora pochi seggi da verificare, ma secondo il sito del Ministero degli Interni il quorum c’è. Per tutti e 4 i referendum: acqua, nucleare, legittimo impedimento. Il 57% degli italiani c’è
!!
E allora il cuore si fa più leggero e ci si sente meglio, perchè una spintarella così risveglia gli assopiti, dà speranza ai tristi, rasserena i pessimisti.
Ho visto in questi giorni un sacco di miei coetanei in coda per ritirare le tessere elettoriali a Udine. E così mi viene da dire che finalmente abbiamo una storia. Non una storia di guerre, non una storia di sconfitte, non una storia di contratti scaduti. Ma una storia in cui ci ritrova a sentirci parte, in cui ci si guarda sorridendo per strada, una Storia in cui collettivamente si può dire “Ci siamo riusciti”.
Venerdì sera un amico mi chiedeva se ce l’avremmo fatta e io gli ho detto che altro non poteva essere. “Ma non è che viviamo dentro un’idea sbagliata, fatta del nostro mondo? Non è che non siamo capaci di guardare alla gente diversa da noi?” mi ha detto lui un po’ preoccupato.
Ecco, siamo cresciuti col dito puntato addosso, dentro ad una dimensione d’esclusione dalla vita pubblica di questo Paese. Invece oggi ne siamo parte.
E fosse anche soltanto un’impressione, una forma d’illusione, beh, non importa. Perchè crederci alla fine si mostra come un atto necessario.
La cosa che mi da più soddisfazione è sapere che ci siamo riuscit anche senza contare quel 6% di italiani all’estero.
Si, ci siamo riusciti.
Il PD a Pordenone e la politica peggiore
Per la prima volta capisco i cittadini che si arrabbiano e che dicono di vedere la politica sempre più lontana. Li capisco leggendo i giornali di oggi sulle spartizioni in gioco per i posti da assessore per la giunta Pedrotti, neo sindaco di Pordenone.
Pedrotti, che tanto ha cercato di far credere che la questione di genere (e generazionale) fosse per lui importante, oltre a ritrovarsi con un Consiglio Comunale fatto da donne in percentuale simile alle particelle di iodio nell’acqua, sta accettando di ritrovarsi una Giunta dove le donne appaiono come macchiette. Certo non tocca a Vivo Pordenone, a cui spetta un posto, scegliere la donna, certo non spetta a Pedrotti, che si è tenuto un posto per un suo “fidato” sceglierlo donna, certo il Fiume di quote rosa se ne mette una su tre fa abbastanza, no? E il PD che fa? Il PD, che in Consiglio Comunale ha eletto un’unica donna, Sonia D’Aniello, dice sui giornali di oggi che Sonia non può certo fare l’assessora.
E quale scusante utilizza? Venerdì la ministra Gelmini verrà a Pordenone e il Comitato Genitori ha deciso di contestarla, Sonia in primis, che anzi, in verità vorrebbe solo incontrare la Ministra e consegnarle tutto il lavoro fatto dal comitato in questi ultimi anni. E di certo il Messaggero Veneto, conoscendo l’intelligenza politica dei dirigenti territoriali, non inventa dicendo che le chance di Sonia sono per questa ragione sfumate.
Ho sostenuto Sonia e per questo votato PD turandomi il naso con tutte le dita a mia disposizione ritenendo che fosse la persona che più meritasse di entrare in Consiglio avendo avuto il coraggio in questi anni di dire che c’erano delle cose che non andavano bene, avendo avuto il coraggio di alzare la voce dentro questa città bella, ma dormiente.
Ho ritenuto qualche giorno fa una splendida notizia carpire tra le pagine dei quotidiani locali che il suo nome girava tra quelli che potevano stare in Giunta.
Invece mi accorgo leggendo gli stessi giornali che avrà anche ottenuto tante preferenze quante il segretario cittadino del suo partito, ma non è poi così tanto amata dai volpacchiotti che la politica locale dirigono sul serio.
Beh, farebbero miglior figura nel dire la verità: cosa temono, veramente? Che non abbia le competenze? Che sia troppo puntigliosa e critica? Oppure ritengono sia sbagliato far arrivare a gestire il potere, seppur quello piccolissimo di un assessorato, qualcuno che ha avuto la capacità di contestarlo?
Domenica scorsa Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, al Festival dell’Economia di Trento ha tenuto una bellissima conferenza assieme a Bruno Tabacci (prossimo assessore al Bilancio della giunta Pisapia?). Tabacci certo non è un estremista, uomo di scuola democristianissima, vecchio volpone, e Giovanni Floris certo non è un casinaro. Ma entrambi rispondendo ad un ragazzo che si interrogava sul perchè il potere è cattivo e come lo si contrasta hanno dato una risposta che si può riassumere in una giusta frase (e di questi tempi coraggiosa) del giornalista Rai “il potere non va combattuto: va conquistato”.
Ecco, ha forse paura il PD di ripulirsi da certe logiche clientelari? Ha forse paura il PD che il potere di decidere qualcosa su istruzione e innovazione cada nelle mani di una donna? Ha paura forse di rompere gli stereotipi per cui l’innovazione la devono raccontare solo uomini che sanno cos’è un hard disk (e oggi il problema dell’innovazione non è sapere che cosa sono le cose, ma capire cosa mi serve per fare certe cose…)? Non si accorge invece che questa donna ha ricevuto supporto e consenso da tante persone, ha saputo fare rete per costruirsi le preferenze, ha saputo ottenere tanti voti quanti chi in consiglio già siedeva? E lo ha fatto senza avere nulla da promettere, ma solo dimostrando coerenza e tenacia. Quella coerenza e tenacia che meritano rappresentanza.
Oggi più che mai la politica richiede coraggio. E stile. Ha bisogno di cuore e testa. E ha bisogno di costruire il clima giusto per aprire alla collaborazione e alla partecipazione dei cittadini. Perchè questa è oggi la vera innovazione, il fare nuovo che porta linfa e sostanza, per dare prospettiva alla democrazia italiana e per poter ricostruire una cittadinanza capace di interpretare le necessità di governo del proprio territorio.
Mantenere logiche opportunistiche, di scambi di favore, di apparenze, beh, questa non è innovazione. E’ contribuire al mantenimento di quelle condizioni che hanno impoverito il nostro territorio, anzichè farlo più bello. Temi tabù, neppure pronunciabili. Ma quanto mai reali.
Io non credo si debba smettere di sognare che il coraggio di alzare la voce, per il proprio figlio e per i figli degli altri, per la scuola di tutti, sia non solo giusto, ma anche necessario.
La nostra Democrazia è nata dal coraggio di gruppo di chi ha voluto smettere di chinare la testa.
Ed è un vero paradosso che attorno ad un’assessorato con la delega all’Innovazione si voglia oggi consolidare quell’antica idea che alla fine “a te donna conviene sempre stare zitta”: no, non credo siano queste le premesse necessarie affinchè sia pordenonese il prossimo Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.
Non posso chiedere al PD, perchè non è il mio partito, di fare i conti con Napoli e Milano. E spero che questi siano soltanto giochi fatti dai giornali, senza fondatezza.
Ma vorrei ricordare a Pedrotti, che si appresta ad essere anche il mio sindaco, che Hannah Arendt definiva il potere come l’agire di concerto e la potenza come quella deviazione che si produce al potere quando cerca di mantenersi anche quando il gruppo che lo sosteneva prima non c’è più.
Vero è che non si può far tutti contenti. Ma nel risolvere il proprio sistema è bene avere cura di definire quali sono effettivamente gli elementi trascurabili: quel delta che oggi tende a zero e si trascura in una somma, domani finirà a denominatore magari. E quel che appariva come un sistema stabile all’improvviso non lo sarà più…
Ha già dimenticato Pedrotti di aver detto di voler portare Google a Pordenone?
Ha già dimenticato di saper stupire?
Pedrotti vince, tipo Pisapia
Per la prima volta negli ultimi dieci anni mi è capitato di festeggiare dei risultati elettorali. A Pordenone Pedrotti ha vinto le elezioni con quasi il 60% dei voti e la consigliera che ho indicato io è stata eletta.
Ma in piazza c’era contentezza anche per altro: Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli… beh, non so che Italia sia quella che si può dipingere da questi dati, ma so cos’è l’Italia che scende in piazza a fare festa, ad agire di nuovo di concerto nel dare sostegno ad un elezione.
Così Pedrotti non è Pisapia, anche se mi piacerebbe che gli facesse una telefonata, perchè la contaminazione della speranza produce risultato condiviso…
E adesso buonanotte. Perchè domani non cambierà nulla nel mio lavoro che tra tre mesi sarà finito. Ma forse qualcosa cambia nella mia idea di poter pensare a qualcosa di nuovo da fare…
Andare a votare al ballottaggio
Ho seguito in rete l’ironia con cui spontaneamente tanta gente, non solo milanese, si è messa dalla parte di Pisapia dopo le uscite della Moratti e di Red Ronnie. Ho letto in rete della tensione con cui si sono vissute queste ultime due settimane di campagna elettorale a Milano.
E non sono state giornate di relax neppure quelle della campagna elettorale napoletana, dove Lettieri ha accusato De Magistris di botte e incendi.
Già, perchè se vince Pisapia qualcosa crolla. E no, non cambieranno penso delle cose in sè, ma cambia una percezione che non riguarda solo Milano.
Allora di fronte a queste possibilità, di fronte all’idea che ci sia un sentimento diffuso, forse ancora non maggioritario, ma meno rassegnato di un tempo, ecco, credo che anche a Pordenone dobbiamo fare la nostra parte.
Così vorrei che al ballottaggio avessero il coraggio di andare a votare anche quelli che hanno storto il naso 15 giorni fa. E sì, Pedrotti non è Pisapia, ma è pure vero che il sindaco attuale non l’abbiamo mai contestato seriamente. E sì, le alleanze che lo sostengono non sono le stesse di Milano, ma dovremmo aver imparato che centro sinistra e centro destra non sono uguali (specie poi quando l’altro si promuove allo stesso modo in cui si fanno pubblicità i discount). E sì… e sì cosa? La partecipazione non è stare seduti a lamentarsi.
E’ tante volte sentirsi in dovere. E fare le cose storcendo il naso per poter uscire poi dalla cabina dicendo “ecco, l’ho fatto: ma adesso mi impegno per 5 anni chè tra 5 anni voglio uscire col sorriso”. Ah, vale per chi poi tutto l’anno tira sempre fuori la parola democrazia e i diritti.
Non delegare tutto l’anno per prenderti lo sfizio di lagnarti tutto il tempo perchè non avevi voglia di sostenere accordi o non avevi voglia di votare qualcuno che ti sembra moderato.
Che Pordenone non è Milano, ma viste le premesse iniziali se vince il centro sinistra per un momento lo potrebbe quasi quasi sembrare.
Se “la rivoluzione dei gelsomini” rischia di sfiorire
In Italia abbiamo accolto con sorrisi e speranze le rivolte che dall’inizio dell’anno hanno cominciato ad attraversare il mondo arabo. Come se fossero una cosa semplice, ormai risolta, abbiamo in pochi mesi lasciato che le notizie sulla “Rivoluzione dei gelsomini” scivolassero via dai nostri giornali di carta e abbandonassero i nostri telegiornali. Sono più forti le parole del Papa per chiedere la pace in Libia, che le parole che dovremmo sollevare noi, piccoli uomini e donne, che lavoriamo ogni giorno per vedere poi le nostre tasse finire in missioni di guerra. Avessimo sul serio una posizione dettata dal sapere rispetto a quanto accade laggiù avremmo a cuore davvero il destino vero del Mediterraneo intero.
In Tunisia, là dove tutto è cominciato, non è finito niente. C’è stato qualche momento di pace apparente e poi è tornato dal 7 maggio il coprifuoco, ricominciano a sparire le voci di chi protesta, ricominciano le violenze sulle strade. La dittatura si prepara a tornare, dice qualcuno, e nel frattempo è stato annunciato che le elezioni fissate per il 24 luglio potrebbero essere rimandate. Per questo i giovani chiedono che il governo provvisorio si dimetta: no, non sono scemi questi ragazzi. E’ una resistenza che continua.
Continua, in una crisi economica sempre crescente, con la disoccupazione giovanile in aumento assieme alla povertà. Ha scritto Le Monde, giornale francese, in un articolo tradotto questa settimana da Internazionale che “La democrazia non si decide per decreto, si consolida lentamente”. E possiamo anche chiamarcene assolti, lasciando le centinaia e migliaia di giovani che raggiungono le nostre coste morire in mezzo al mare che abbiamo in comune. Possiamo decidere di essere complici in modo strumentale di un ritorno a qualche regime, sia esso dittatoriale, religioso, disumano, chiudere le frontiere, tacere le storie, reinventarle.
Ma di qui a pochi anni saremo allora i prossimi. Perché avremmo contribuito allo sfacelo dell’Europa senza neppure costruire ponti altrove. E no, non possiamo pensare di sopravvivere soli a lungo.
Questo non è “buonismo di sinistra” come qualcuno crede, guardando all’Italia come una superpotenza di valore nel panorama mondiale: se qualcosa conta ancora il nostro Paese, beh, è solo per la sua geografia. E allora diamole peso. Facciamo dell’Italia il paese che racconta le storie che accadono, perchè solo così impariamo a capire che ci riguardano. Facciamo del’Italia il paese che sostiene, culturalmente, tecnicamente, politicamente, chi dall’altra parte del mare è in movimento. E’ molto meno faticoso che tirare bombe, non vi sembra? E’ molto meno faticoso che litigare ogni giorno sui luoghi comuni che attraversano le nostre terre e chiamano “delinquenti” popoli interi.
Provate a vivere in un Paese dove dite cose che nessuno oltre confine ascolta. Provate a vivere in un paese dove chiedete una mano e nessuno dei vostri vicini confinanti ve la da. Provate a vivere in un paese che rischia il tracollo economico, il crollo del debito, e non c’è nessuna mente straniera disposta a venirvi incontro per rilanciare la vostra economia. Provate a vedere se vi riesce di evitare la rabbia, la frustrazione…
(Oh! No, non stavo pensando all’Italia, snobbata dalla Francia che le rimanda indietro i migranti non riconoscendone le documentazioni italiane… no, non sto pensando all’Italia che non dice nulla delle frontiere chiuse dalla Danimarca perchè spera di poter fare lo stesso… no, non sto parlando dell’Italia e di come sta messa rispetto a Spagna, Portogallo, Grecia. No, non sto parlando dell’Italia da dove se ne stanno andando tutte le più importanti multinazionali facendo crollare l’occupazione. Però a pensarci bene…)
Speriamo che le urne aperte in questi giorni si chiudano in fretta. Perchè abbiamo necessariamente fretta di ricominciare a parlare di politica necessaria. Senza confonderla col consenso.
I nostri gelsomini fioriscono bene, senza bisogno di ulteriori concimi.



Tutti commentano, commento anch’io (i risultati elettorali)
Insomma a Pordenone si va al ballottaggio. In un modo speciale, col PD primo partito, davanti al PDL e sopratutto davanti alla lista Bolzonello. Beh, alla faccia di chi dice che il PD è un partitaccio devo dire che in questa campagna elettorale, dove mi son permessa di mettere il naso ovunque, ho finalmente capito il concetto di partito di massa. Ho percepito la sensazione di cos’era il PCI. Sarà stata anche la necessità di tanti riscatti personali, sarà stata la volontà sincera di non lasciare tutto in mano alla destra, sarà stato il bisogno di far vedere che le alleanze con terzi non erano necessari (e i risultati di Sel e Idv lo confermano…), ma c’era un po’ di quel senso di comunità che si tura il naso e fa la sua battaglia interna senza far uscire niente, che stringe le linee andando verso al fine, e non importa se non sono tutti simpatici ed eleganti. Lo stile di partito non s’inventa. Poi ragioniamo sulla politica, ma a me non è sembrato per niente un partito morto, specie guardando le signore di 90 anni che si facevano al strada a piedi per andare a sentire Bersani. A volte è utile farsi forti convincendosi di qualcosa, ma poi viene il momento in cui occorre delineare la realtà. Chi ci resta sono altri. [Ed io non voglio qui tessere le lodi del PD, perchè le idee hanno il loro bel peso, ma gli errori si fanno, si pagano, e poi si ricomincia...]
Così la sorpresa qui è intanto quella. Inoltre vedremo come andranno i ballottaggi, ma intanto l’altra “sorpresa” è l’assenza di donne elette in consiglio comunale. O meglio, al momento ne vedo poche in vetta alle eleggibili (anche se pare sicura la Soniuccia), ma a parlare saranno i ballottaggi. Qualcuno dice che la Lega ha fatto flop, sarà pur vero che rispetto le provinciali prende un 7% in meno, ma secondo me c’è tutto il gioco delle liste civiche che fa la sua parte e con le provinciali non si può fare tanto il conto. L’analisi vera la vedremo al ballottaggio. Certo per i dirigenti leghisti è un bel flop perchè forse si aspettavano di più (tanto che a caldo Grizzo ha commentato che se correvano da soli era meglio, mentre Fontanini ha commentato così). Ma forse dovrebbero interrogarsi su chi sono i loro elettori e cosa vogliono. Perchè forse una città com’era quando al governo c’era la Lega non piace neanche a loro. Io non so com’era a dir il vero la Pordenone di 10 anni fa, ma ne ho sempre sentito dire peste e corna, anni bui.Da tutti. Qualcosa vorra pur dire.
In ogni caso il vento di Milano ha soffiato un po’ anche qui. Qualcosa nell’aria si è mosso. Chissà che tenga botta ancora un paio di settimane, meglio se 4, che ci sono i referendum il 12 e 13 giugno e si deve andare tutti, proprio tutti, a votare.
Condividi questo post:
Mi piace:
maggio 17 , 2011 at 3:48 pm 2 commenti