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Accadimenti
Domani in piazza XX Settembre a Pordenone la CGIL scende in piazza. Lo proverà a fare portando le storie della crisi, delle fabbriche che chiudono e si ridimensionano. Una sorta di racconto fatto dai lavoratori. Il tutto comincerà verso le 9.30 e andrà avanti fin verso le 2. Se ce la faccio, se nulla si guasta o ingrippa ci faccio un salto per la pausa pranzo.
Servono le storie e serve raccontarsi, permette di mettere ordine la condivisione, permette di far sapere. Io almeno voglio sapere, perchè adesso tocca alla produzione, domani toccherà a qualcos’altro: perchè se è vero che questa crisi è un uragano toccherà poi ricostruire e il come e il cosa non saranno ininfluenti per chi in un modo o nell’altro è rimasto in piedi. Questo almeno io sospetto e mi preoccupo perchè non mi pare sano che chi al momento tiene non si ponga il problema degli accadimenti che saranno. Il mio sarà pessimismo, però non credo che se crolla il sistema produttivo il sistema dei servizi ne sia del tutto insensibile. Saper guardare un po’ più in là del proprio presente, sapere che per il domani serve qualcosa di nuovo, non costa granchè in termini economici. Specie perchè le grandi idee di questi tempi vengono un po’ a rilento…
Poi in tasca ho i biglietti per Caserta: questo week end per la prima volta in vita mia supererò i confini romani! Ovviamente perchè a Caserta c’è… ma si, un’iniziativa di partito! Saranno più di 8 ore di treno, ma bon e sia. Chissà poi quando mi ricapita. E poi vorrei risposte che so che non troverò: ciò non toglie che valga la pena di ascoltare parole vecchie e provare a scovare parole nuove…
2 comments Novembre 4 , 2009
Per poi sentirti dire: “Ma va all’estero”
Su La Repubblica ondine è uscita una piccola inchiesta che raccoglie le storie dei lavoratori under 35: stage, tirocini, lavori precari, lauree messe da parte, partenze. Di quante partenze di miei coetanei ho raccolto le storie in questi anni? C’è chi se ne sta in Giappone, Germania, Inghilterra, Spagna, Canada. C’è chi sta per partire per gli USA. E poi ci sono le mamme che li decantano. Certo, qualcuno adesso sta anche tornando a casa. La crisi non fa grandi differenze. Oh, mica tutti a fare i geni della scienza… ci sono i baristi, i gelatai, i camerieri, gli operai.
Quando dico a qualcuno che con la laurea in ingegneria porto a casa 1000 euro al mese sento sempre la stessa solfa: “Ma perché non vai all’estero? Parti! Va via di qua!” Mi chiedo che paese è mai questo che ti dice di fare fagotto. Mi bastano le storie dei ragazzi del Sud, che arrivano a Nord Est con la nostalgia che contagia. E mi è bastato vedere come se la passa chi sta fuori, tra lingue che magari disprezza, cibi di cui si è abituato per forza, a rincorrere accenti italiani per la strada della serie “facciamoci forza”. C’è chi torna da Londra ogni 15 giorni: tener d’occhio i voli low cost ormai per molti è un secondo mestiere. Ora ha cominciato pure mia madre: “Ma perché non vai?”. Perché ho la forza per resistere dico sempre a tutti. E mi posso permettere la speranza.
Mentre governi locali e nazionali elogiano all’italianità mi chiedo che ne resta se quel primo articolo della Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” lo si lascia delegato al mondo. E altro che la commiserazione ai piccoli imprenditori che Ballarò ha cercato di sollevare ieri sera. Sarebbe bastato così poco in questi anni… Sarebbe bastato che le imprese avessero osato, senza troppi investimenti, a trasmettere e condividere competenze e conoscenze. Sarebbe bastata la responsabilità di dire “se vuoi imparare io ti insegno”. Almeno, come minimo. E invece niente. O poco. E adesso sfido io a recuperare questa depressione generazionale di porte sbattute in faccia. Quando il senso di inutilità si fa strada, s’insinua nelle menti fino a devastarle, no, questa non si chiama né debolezza, né pigrizia, né ambizione stroncata. È tutta dignità fatta a pezzi
E per fortuna che quel primo articolo della costituzione italiana lo conoscono anche i bambini. Chissà, forse 40 anni fa non costringevano a mandarlo a memoria.
6 comments Ottobre 28 , 2009
Tra potere e potenza
Comincio a pensare che ci sia qualcosa che non funziona: si eleva sempre più in alto la voce di chi dice che Berlusconi mina la Democrazia, si comporta da dittatore, etc etc, eppure a livelli molto più bassi capitano cose estremamente più gravi. Estremamente più gravi in termini di confusione tra quella che è un’azione di potere e quella che è una posizione di potenza. Tanto che ultimamente mi pare di capire un po’ meglio persino gli amici anarchici.
Prendiamo ad esempio il provvedimento fatto a livello regionale che nega l’accesso a Facebook da parte dei dipendenti regionali. Di queste storie si parla ultimamente un po’ a tutti i livelli, nazionali, locali, d’azienda e devo dire che la cosa mi sconvolge enormemente. Mi sconvolgono le opinioni che si sentono ripetere in televisione, mi inquieta l’ignoranza collettiva con cui vengono presi in considerazione i termini della faccenda. Nell’Italia che usa internet poco io faccio una festa ogni volta che un mio collega mi manda una richiesta d’amicizia a qualcuno dei social network a cui sono iscritta. Nella stessa Italia domani qualche mio capo mi potrebbe venirmi a chiedere di fare qualche regola nel firewall per evitare che si acceda a determinate pagine.
Ma se questa cosa accadesse anticipo un atto di disobbedienza: mi si formuli meglio la domanda, prego. Qual è l’obiettivo da raggiungere? Perché di questo si tratta. Qual è il problema? Quali le possibili soluzioni?
Davvero a nessuno viene il dubbio che sia un po’ paradossale che stia nelle mani di un sistemista l’ottimizzazione del lavoro degli italiani? Davvero a nessuno pare inverosimile che stia in una regoletta scritta nel giusto codice l’aumento della produttività di quei pochi uomini e donne che di tanto in tanto si leggono le mail mandate dal moroso, dalla nonna o dallo zio? Mi si permetta, è veramente una cosa sciocca. Non posso che pensare che queste stupide decisioni che si diffondono come virus nelle teste dei dirigenti abbiano ben altre finalità. Perché chi decide di applicarle cosciente o no opera un’azione di potenza sopra gli altri: altro che democrazia dal basso! E queste sono solo le sciocchezze più piccole. Se si potessero sommare un po’ di cose assieme si noterebbe che molti aspetti delle nostre vite sociali permettono forme di potere non democratico, agito in maniera sempre più forte e dominante. Così come mi vien da pensare che pure tutta questa storia sull’informazione in Italia non è altro che l’ennesimo specchietto per le allodole: piangendosi addosso il giornalismo italiano agisce la sua potenza di sempre. Non è un caso che anziché fare inchiesta e parlare di questi famosi tabù parli solo di sé stesso.
La stampa italiana, così spesso pessima, servile, puerile, oggi pare combaciare con il massimo modello desiderabile di libertà d’informazione: a me sembra che ci sia qualcosa che non funziona proprio…
19 comments Ottobre 15 , 2009
E poi la crisi ce la paghiamo…
Dice Il Gazzettino di oggi che in una sola giornata la provincia di Pordenone è riuscita a mettere sul mercato 400 disoccupati: paiono infatti ormai fissati i 160 esuberi dell’ideal standard e poi ci sono i 170 dell’azienda metalmeccanica Siap di Maniago e gli 80 esuberi della multinazionale svizzera Sfs Intec di Fontanafredda. Altro che ripresa!
In questi giorni ho dovuto interrogare qualche amico un po’ più esperto per capire come mai nonostante tutto paiono rialzarsi gli affitti e pure i mutui delle case. Così ho scoperto l’effetto dell’immissione sul mercato della liquidità di Stato e banche: liquidità comporta investimenti, che se non si trasformano però in produzione diventano una bolla destinata a svuotarsi presto, come pare stia accadendo.
Già perchè a chiudere non sono “fabbrichette” e va quindi calcolato l’effetto di questi ridimensionamenti e chiusure nell’indotto del territorio: se per l’Electrolux vale la proporzione 1:3 per la Siap si calcola che per ogni lavoratore interno ne lavorino il doppio nell’indotto.
Non so, ma tutti questi disequilibri che si vanno creando, dal problema dei precari della scuola, alla perdita di posti di lavoro tra donne (a quanto sento pare che gli asili nido non sono più una così grossa “urgenza”) e i giovani (i primi a perdere il loro ruolo di “contrattisti a termine”), ai migranti (di cui si sentono alcune storie simboliche di rientri a casa o verso altri paesi) non mi fanno presagire che la soluzione prevista per tutto ciò sia il rilancio, ma piuttosto la resa, l’attesa, il deperimento, fino al punto in cui qualcuno ci vedrà come così simili all’India e alla Cina da ritenere utile investire anche qui.
Sarò pure pessimista, ma…
Add comment Settembre 24 , 2009





