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Tempo reale

tempo realeUn po’ di anni fa scrissi la mia prima poesia in rima. Al fin che non venisse rinvenuta, con la scusa di preservarmi da “possibili ripercussioni” (leggasi risate e scherno) future, madre e sorella decisero di annientarla, evitando così non soltanto che qualcuno la leggesse, ma anche che mi tornasse voglia di rimeggiare ancora.

Ma poi è arrivato lui, Andrea Antoni anche più noto come @stailuan con esplicita richiesta di rime a tema e… come potevo dirgli di no?

Così ecco che sono finita nell’intro di Tempo Reale, una rivista giovanile di Monfalcone (GO), con una mia opera rimesca su commissione (non sono l’ultima della famiglia a dedicarmici tra l’altro… ma la storia sarebbe assai lunga). Il tema era “Bianco e nero” e potete leggerla generando un po’ di traffico qui :) .

La cosa divertente è che nel tempo speso della composizione a “bianco e nero” non mi è venuto da associare niente di quel che è contenuto nel resto del giornalino, ma è parte del gioco mi sa…

Per una copia con dedica abbiate pazienza, vedremo cosa si può fare…

maggio 6 , 2013 at 3:04 pm Lascia un commento

Facendo i conti col tempo che passa

Oggi compio 34 anni. Tra un anno non sarò più giovane abbastanza per essere assunta con gli incentivi da under 35 e probabilmente uscirò anche dalle categorie più generose nel considerare le persone “giovani”. Sarà per questo che il tanto narrato conflitto generazionale non lo sento per niente.

Avevo voglia di scrivere  in questi giorni una serie di riflessioni a freddo su com’è stato vedere uno dei miei post superare i 100.000 click e le 37.000 condivisioni su Facebook, ma poi mi sono resa conto che l’unica cosa che mi interessava mettere in rilievo, far emergere, l’unica conseguenza che per me è stata una notizia, aveva poco a che fare coi contenuti e con la rete, ma qualcosa di più strettamente connesso al tempo.

E allora la metto qui, sapendo bene che la capiranno in pochi, pochissimi, tanto pochi che a raccontarla a voce non mi è riuscito di suscitare la minima empatia nei miei interlocutori.

Quando avevo 19 anni, aspettando la maturità, ho frequentato un corso di scrittura creativa a Pordenone tenuto da Covacich e Villalta. Non avevo il mio romanzo nel cassetto, a differenza della maggior parte dei partecipanti non avevo scritto mai niente da sottoporre alle osservazioni dei docenti, anzi, è stato proprio grazie a quel corso che non ho mai cominciato ad inventarmi una storia. Ogni tanto c’era ospite qualche scrittore e un giorno è arrivato Giulio Mozzi. Non so se sia perché a seguito di quell’incontro mi sono poi messa a leggere i suoi libri con maggior attenzione rispetto ad altri, certo è che sono tra i pochi che a distanza di tanto tempo non si sono dissolti del tutto, libri di cui mi porto ricordi precisissimi, sensazioni limpide. Come quel viaggio in treno da Trieste a Portogruaro, leggendo Fantasmi e Fughe come se lì soltanto potesse capitare.

E allora ecco che quando mi sono accorta di essere stata citata nel suo blog per quell’articolo dai tanti click, lui che leggeva me non io che leggevo lui, l’ho percepito come uno sorta di regalo del tempo:

l’impressione, fosse anche soltanto la presunzione, di essere capace ogni tanto, oggi, di produrre pensieri nuovi, di avere qualcosa -finalmente- da dire.

marzo 15 , 2013 at 10:01 am 10 commenti

Si parte!!

Da oggi passerò una decina di giorni a Mestre (VE). Immagino già le risatine di alcuni… :) … ma ecco, l’occasione è data da un bel workshop con gente un po’ da tutta Europa dal titolo assai interessante “The E-Factor: Employability, Empowerment, Entrepreneurship and Europe”.

Così andando un po’ a pensare su cosa portare a Mestre per far conoscere il Friuli e avendo non troppo spazio in valigia ho optato per… le Esse di Raveo.

Non avendo il tempo di dedicarmi a nuovi esperimenti questa volta sono andata sul sicuro comprandole già pronte e originali.

E chissà che il gusto riesca a trasformarsi in racconto ;)

P.S.: Questo per dire che se in questi giorni queste pagine potranno sembrare un pochino abbandonate c’è una ragione.

marzo 2 , 2013 at 9:48 am 1 commento

Vine, Facebook, libri e concorsi

Da qualche giorno è disponibile, al momento solo per iPhone, un nuovo strumento social, Vine. Permette di realizzare video di 6 secondi ed ha la caratteristica di registrare piccoli pezzettini che poi lui automaticamente monta da solo.

Una volta caricato il video sulla piattaforma ne rimane una copia sul proprio dispositivo cellulare. Ho fatto un po’ di prove (ardue prove visto che almeno nei primi giorni dopo il lancio il sistema non era perfettamente funzionante) cogliendo lo stimolo offerto dalla casa editrice Feltrinelli che ha indetto un piccolo concorso su Facebook per raccontare quale libro tra quelli della collana Universale Economica Feltrinelli è piaciuto di più.

Anche se Facebook ha bloccato l’applicazione Vine io ho caricato ugualmente il video realizzato con la stessa e adesso… sono a caccia di Mi Piace! 

Occorre ovviamente avere un account Facebook per procedere nel voto, ma il resto è semplicissimo, basta andare al seguente link:

https://www.facebook.com/photo.php?v=10151259890323067&set=o.323404627765152&type=2&theater

e cliccare Mi Piace, magari aggiungendo un commento se siete d’accordo con la mia scelta :) . Me ne servono tantissimi e il premio in palio è… una gita in casa editrice.

Che ne dite di darmi una mano ;) ?

p.s.: Il video è visibile anche da chi non ha un’account Facebook!

Purtroppo il video una volta caricato è a risoluzione molto bassa… evidenziando ancor di più le imperfezioni :(

febbraio 1 , 2013 at 10:52 am Lascia un commento

No bit day

Qualche giorno fa un amico mi ha regalato una vecchia reflex a rullino. Non è proprio vecchia vecchia, ha bisogno delle batterie per fare quel che fa, però è vecchia abbastanza da necessitare di un rullino. E non avendo alba alcuna di questa tecnologia, se non ricordi antichi legati all’infanzia, ho fatto un salto dal fotografo che gentilmente mi ha sistemato il tutto. Ho fatto un salto anche alla ferramenta per prendere le pile. Tutte cose che non facevo da un sacco di tempo.

E così mentre tornavo a casa ho iniziato a pensare che cosa mi sarei mai potuta mettere a fotografare in un mondo uggioso come quello che sta caratterizzando il Friuli in questi giorni.

“Ci vuole qualcosa che vada d’accordo con la precisione e la cura che lo scatto analogico richiede”

Analogico…

Ed ecco l’idea. Racconterò a scatti (sperando riescano) un “No bit day”, che sarà quello che proverò a fare domani. Niente pc e niente internet e per una attaccata alle email come me (sia mai che arrivi la proposta di lavoro del secolo) non è poco.

Si cambia e come si cambia quando non sono ragioni contingenti a tenerci lontani da pc, kindle, protocollo tcp e schede di memoria?

 

gennaio 22 , 2013 at 2:18 pm 2 commenti

Bla bla bla sparsi in giro

Vi segnalo un paio di post scritti altrove in questi giorni:

- Uno è su Linkiesta, è fresco fresco di or ora e riguarda la questione degli eletti: in base a cosa si stabilisce quanti rappresentanti bastano a far funzionare la rappresentanza democratica? Ovvero i previsti 9 consiglieri regionali in meno come sono stati calcolati? Chissà se qualche consigliere mi risponderà…

- Uno è su il blog de La magia di un libro ed è una recensione su un delizioso libro che mi hanno regalato a Natale: La banda degli invisibili di Fabio Bartolomei (Edizioni E/O).

Ecco queste due cose forse tra di loro possono apparire profondamente scollegate e invece secondo me qualcosa in comune c’è.

Magari la legittimità dell’idea che non ci sostituisce ai padri costituenti quando non si ha la legittimità storica per farlo…

gennaio 15 , 2013 at 9:44 pm 3 commenti

Cartoline di ricordi, tra le stelle, Chaonis e vicini di casa

Ieri, rovistando tra scatoloni che ancora non so dove finiranno, ho trovato tre vecchie cartoline. Le avevo comprate qualche anno fa in una cartoleria di Pordenone e poi, come tante altre cose, le avevo dimenticate.

nebulosa planetaria M 57Sono tre fotografie scattate, come riporta ognuna sul retro, dall’osservatorio Chaonis che il signor Johann Martin Baur aveva collocato nel suo giardino di casa a Chions (PN). L’osservatorio non c’è più da almeno 15 anni, così come da qualche anno, è venuto a mancare anche il signor Baur, ma visto che in rete si trovano pochi racconti di ciò che è stato il mondo prima di Internet, ho pensato, per i posteri, che valesse la pena dedicare qualche riga a uno dei personaggi più mitologici della mia giovinezza, a una delle persone più significative del mio paese.

La casa dei Baur era una villa anni ’70 con un giardino per noi bambini immenso, vicinissima a casa mia. Ricordo che da piccola la si intravedeva appena, in fondo a un vialetto, circondata da alberi, ed era per me e le mie amichette un luogo misterioso: e se il nostro pallone fosse finito li in mezzo?

Tra gli alberi si nascondeva poi una grande cupola bianca. Non ricordo se abbiamo mai capito da sole di cosa si trattasse. Però ricordo benissimo il giorno in cui l’insegnante di lettere, in terza media, ci propose di scrivere al signor Baur una lettera per chiedergli se potevamo visitare il suo osservatorio astronomico.

Col senno di poi so bene che la prof voleva solo esercitarci nello stile epistolare visto che la casa dei Baur distava dalla scuola circa 100 metri, però l’effetto d’ufficialità di quel gesto rese ancor più importante il giorno in cui ci fu comunicata la data della visita. Avremmo varcato quel cancello, senza bisogno di scuse, finalmente. Una gita a 50 metri da casa e a costo zero.

Grande nebulosa di OrioneFu così che per la prima volta vidi la Luna, gli anelli di Saturno, i pianetini di non ricordo più chi. Fu in quella sera che imparai a distinguere le stelle dai pianeti ed è grazie alle parole del signor Baur che ho imparato a salutare Venere la mattina, qualche mese dopo, cominciando ad andare a prendere la corriera per il Liceo. Ed è da li, fissando il cielo, sentendomi portatrice di immagini concesse a pochi, di una responsabilità in quanto quasi vicina di una persona importante, che mi sono costretta a capire quando la Luna fosse levante e quando ponente.

A conti fatti doveva essere il 1992 e 5 anni prima, nel 1987, il mio quasi vicino di casa aveva deciso di chiamare Pordenone (in onore del pittore friulano, come spiegato a pagina 7 in questo vecchio articolo) e Chaonis, l’antico nome di Chions, due pianetini da lui scoperti.

Ecco, quel paesino (questo…) che già cominciava a sembrarmi troppo piccolo aveva invece il suo posto in cielo. Credo di aver raccontato poi negli anni a decine di persone che Chions si chiamava Chaonis e c’era un pianeta in cielo a ricordarne l’esistenza a tutti gli appassionati di pianetini del mondo.

Oggi non so se c’è qualche altro chionsese che si è conquistato una pagina di Wikipedia in tre lingue. Al signor Baur nel 1998 è stato anche dedicato un pianetino.

Pochi anni dopo la mia visita all’osservatorio i signori Baur si sono trasferiti, la casa è stata venduta, gli alberi che c’erano allora non ci sono più, così come l’osservatorio.

 

Ecco, spulciando l’archivio del Messaggero Veneto ho trovato ora l’articolo che riporta la notizia della morte del signor Baur: è dell’11/01/2007 e a pensarci bene oggi è questi giorni sono quasi un anniversario.

E siccome oggi tenere alta la memoria è anche questo, credo sia mio compito andare a modificare la pagina di Wikipedia che lo dichiara invece ancora in vita. Non so bene come si faccia, imparerò.

Come ho imparato a guardare la Luna.

gennaio 7 , 2013 at 9:07 pm 2 commenti

In Valsesia sulle tracce di Fra Dolcino

Ho concluso il 2012 in Valsesia ritrovandomi quasi per caso sulle tracce di Fra’ Dolcino. Così ho pensato di fare uno Storify del mio girovagare… il mio primo Storify, vorrei specificare. Qui sotto un frammento, il resto lo potete trovare qui!

fradolcinoInsomma, quella di Fra Dolcino è veramente una storia interessante, tra mito, leggenda e timori attualissimi, che dall’Inquisizione s’intreccia coi primi movimenti socialisti e con la storia di oggi. Da curiosare.

 

gennaio 5 , 2013 at 1:17 am Lascia un commento

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