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Il fazzoletto giallo
Ieri in piazza Risorgimento a Pordenone c’è stata una piccola, ma significativa, iniziativa lanciata dal Circolo anarchico Zapata di Pordenone. Sono stati distribuiti dei fazzoletti gialli contro le ronde dei militari che in queste settimane hanno cominciato ad abitare questa piccola e tranquilla città.
C’è chi dice che qualsiasi forma di sicurezza in più va applaudita, io penso invece sia una follia: operare con la schedatura, il controllo, con la trasformazione dell’impatto visivo di un territorio, manco fossimo in uno stato di guerra, non è migliorare la sicurezza, è cecità.
Perchè la perfezione, l’esattezza dei rapporti sociali non esiste, essa appartiene a modelli, a schemi mentali che cambiano di generazione in generazione, di decennio in decennio. E la scelta di La Russa di mandare i militari dove i suoi adepti li chiamano è mero opportunismo politico, spesa collettiva di tutti visto che questi vengono pagati un di più consistente per far ste ronde, cosa che ha fatto infuriare la polizia locale.
Quando si paral di laicità dello stato ci si ferma sempre a pensare ai rapporti tra Stato e Chiesa, ma secondo me appartengono alla laicità pure quegli atteggiamenti che non impongono una dottrina, in questo caso militare e di guerra.
In piena epoca di autocertificazioni posso o non posso autocertificare di non avere nulla da nascondere e ritenere che i soldi delle mie tasse meritino migliori investimenti che la campagna elettorale per La Russa e Ciriani?
Add comment Settembre 5 , 2009
Il pericolo biciclette?
Su Il Messaggero Veneto di oggi campeggiava in seconda pagina la lettera scandalizzata di un cittadino pordenonese indignato dal fatto che ci sono ciclisti che violano le regole della strada. Ora, dall’articolo si evince che il cittadino in questione si è messo lì proprio ad osservare in maniera puntigliosa il tutto. A questo ha risposto il comandante dei vigili dicendo che cominceranno controlli più severi.
A mio modo di vedere è proprio una cosa vergognosa: abbiamo forse una città modellata a misura di biciclette? Proprio no. Ci sono le piste, ma non in tutta la città e sopratutto non sono perfettamente coordinate tra loro. Mentre gli incroci sono sempre più pericolosi, la città è intasata dal traffico e al ciclista sano di mente tocca per forza arranggiarsi e tutelarsi come può, senza creare danno al prossimo. Così come, con questo caldo bestiale, gli tocca fare le strade più brevi, come può. Certi sensi unici sono tali da obbligare a percorsi trafficati o che allungano anche di un paio di chilometri il raggiungimento dal punto A al punto B.
Ma lo sa questo il cittadino indignato? No, ovvio che non gli interessa. Lui pensa solo ai fatti suoi.
Così ho scritto una lettera al Messaggero, che riporto:
“Leggo sul vostro giornale che il comandante dei vigili di Pordenone a fronte delle proteste degli automobilisti promette multe ai ciclisti indisciplinati. La cosa mi ha riempito di un certo fastidio, visto che è il comandate stesso a dichiarare: “Avremo una pioggia di proteste”. Questo lo può interpretare bene chi, non avendo l’auto e non potendo contare su un sistema di trasporto pubblico ideale, si trova ad attraversare quotidianamente la città sulle due ruote. Nonostante le potenzialità ci siano e le piste ciclabili pure ci sono molti punti critici in città che non rendono serena e sicura la vita del ciclista: è ovvio che in certi brevi tratti si ricorra ai marciapiedi per non incorrere nel rischio d’essere investiti da auto sempre più grosse e sempre più di fretta. Per non parlare poi di quei tratti dove le macchine si dilettano a parcheggiare (vedi la pista che passa dietro le poste centrali in viale Dante) o tutti quei punti dove quanto meno si potrebbe pensare ad un minimo di miglior convergenza tra una pista ed un’altra (tra viale Marconi e viale Grigoletti o via Montereale ad esempio). Le pecche non mancano e spero, in un’epoca in cui domina così tanto la parola sicurezza, non manchi anche al corpo dei vigili e all’amministrazione comunale il buon senso per comprendere che, là dove l’opera pubblica non riesce ancora ad arrivare, ai poveri ciclisti non resta che pensare alla propria incolumità da sé. E vorrei consigliare al lettore, che vi ha scritto così indignato, di farsi un bel giro in bicicletta: capirà forse che se tanti osano disobbedire, sfidando i punti della patente visto il nuovo decreto in materia, forse qualche ragione c’è. Quando emerge un problema la migliore soluzione non è mai la sua cancellazione, servono invece lo studio, l’analisi e la ricerca di una risposta. La repressione affossa, ma non risolve: le risposte trasformano e qualche volta migliorano e chissà che a partire dalle due ruote non si ingrani il cammino di un modo di pensare un po’ più utile a tutti e a tutte.”
p.s.: e a chi volesse dirmi che la legge va rispettata mi permetto di ribattere che bisogna avere il diritto di essere messi nelle condizioni di rispettarla…
Aggiornamento: la lettera è stata pubblicata in data 5 settembre 2009
Add comment Agosto 28 , 2009
Psicodrammi collettivi
Oggi ho visto al tg che un condominio romano ha avuto 10 furti in una sera. A quanto pare ora tutti gli abitanti del palazzo temono di essere le prossime vittime.
Al tg han mostrato poi la storia di un politico brasiliano che si è fatto eleggere grazie ad una trasmissione che mostrava i luoghi dei delitti prima ancora che vi arrivasse la polizia. Pare fosse lui stesso il mandante dei delitti, tanto per incrementare la percezione della sua abilità di costruttore di sicurezza.
In un ufficio pare quasi tutte le dipendenti siano state derubate negli ultimi mesi. Tutte denunciano ingenti sparizioni dai loro portafogli. Ma proprio non si riesce a capire chi possa essere stato. Io un’idea ce l’avrei, visto che pure il mio portafoglio come il mio conto in banca è sempre tendenzialmente vuoto. Ma vaglielo a spiegare…
2 comments Agosto 12 , 2009
Io non capisco. E non mi adeguo
Insomma domani comincia a operare l’esercito. I sindacati di Polizia hanno scritto più di una volta in una settimana nei giornali locali per esprimere la loro contrarietà alla cosa. E pensare che non è mica gente che si lamenta ogni 3×2…
Comunque sia ieri sera ho avuto una discussione con un ragazzo, mio coetaneo: affermava che qualsiasi cosa che aumenta la sua percezione di sicurezza è cosa buona e giusta. Al che gli ho chiesto qual è il limite superiore per lui? Gli andrebbe bene il soldato che gli controlla ogni mattina i documenti allo stop (in fondo noi abitiamo in periferia, quindi…)? Così mi ha riportato che sicurezza è sapere che quando c’è una rissa (e secondo lui a Pordenone ce ne sono a volontà…) c’è subito qualcuno che interviene [ma dico io, e tutte le risse che accadono tra le mura domestiche? Non è che per caso la questione è un'altra?] e che è sapere di non trovar la casa svaligiata quando si torna la sera. Al che non ho potuto evitare di fargli notare che non stava raccontando la verità, ma una percezione della stessa che gli deriva dall’ascoltare le cose senza metterci un filtro: cavoli, abitiamo assieme… e la paura che i ladri entrino qui dentro è mera follia.
Non gli è interessato minimamente sentire i problemi di polizia e carabinieri (che secondo lui passano il tempo al bar sopra il ponte… e pensare che forse si ritrovano per un caffè al momento del cambio?) e neppure ha ritenuto meritevoli d’ascolto le questioni relative ai dubbi dei sindacati sulla preparazione dell’esercito.
Ovviamente costui non è scemo. Semplicemente pensa al suo. E non gli importa minimamente di star a sentire che l’esercito ha un valore simbolico non indifferente (sono gli eserciti che fanno i colpi di stato, sono i soldati che vanno in guerra), come neppure crede che in Afghanistan ci sia la guerra, come se non fossero sempre più frequenti gli attentati ai soldati italiani.
Al che mi sono resa conto che io cercavo di capire cos’avesse in testa e lui non cercava di capire minimamente cos’avessi in testa io. E per un momento ho pensato che poteva pure aver diritto al mantenimento del suo senso di sicurezza. Ma poi mi sono accorta che lui in quel momento esercitava il diritto passivo a subir tutto quello che arriva (probabilmente avendo votato altro, almeno fino a qualche tempo fa!), nulla più. Io sinceramente a questo punto esigo di poter veder rispettato un desiderio di pace e di corretta democrazia, prima che si commissari pure il nostro piccolo terrazzino e che sul nostro prato diventi vietato raccoglier quadrifogli.
Anche se questo costa il prezzo di non stare dalla parte del più forte, di non dar ragione a chi ha la voce più grossa e spara la sua ogni sera, di non importarmene affatto se pinco panco non mi inviterà più fuori per non sentir le solite storie. Se è la moda del momento delegare il proprio ragionamento a pensieri pre confezionati, scusate, non mi adeguo.
(E se qualcuno osa dirmi che “tu sinistra non capisci”, ah, mi spieghi lui allora perchè alcuni con questa scusa che non han bisogno di capire gli altri ma solo di essere capiti puliscon casa solo quando gli aggrada…)
2 comments Agosto 9 , 2009





