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Succede nella mia città, nella mia provincia, nella mia regione

Succede nella mia terra e io per poco perdo il filo dei fatti dentro la calura estiva, la preoccupazione prima per la ricerca di una nuova inquilina, poi di una bicicletta perduta, poi di un pc nuovo, poi… (Certo, sciocchezze. Chissà quindi come sta il livello di consapevolezza altrui…)

Insomma succede che Grizzo, assessore all’immigrazione per la Provincia di Pordenone, uno della Lega Nord che è così tanto della Lega da insultare i suoi colleghi in Consiglio Comunale a Cordenons (eh sì, perché che politico sei se non tieni il Potere- non tanto il denaro- in almeno 2 o 3 poltrone?) perché napoletani, decide un piano diabolico per finire sui giornali.

Succede che in agosto il signor Grizzo fa mandare a casa di 1102 stranieri nuovi iscritti nei comuni della provincia dal 1° gennaio al 31 luglio delle lettere per proporre un incontro “volto ad accertare il grado di inserimento sociale e verificare la possibilità di interventi sul fronte linguistico e della conoscenza delle regole e dei servizi” (fonte: il Messaggero Veneto). Le lettere le fa mandare due volte, e non stiamo lì tanto a puntigliare sui costi anche solo postali di codesta operazione.

Cosa capita? Capita che 110 lettere gli ritornano indietro: una manna dal cielo! Subito va dal Prefetto (finalmente chiamato a intervenire sul disordine di 110 indirizzi sbagliati anziché sui problemi di centinaia di agricoltori preoccupati dagli OGM o migliaia di bambini dei nostri distretti scolastici) e dal Questore e ottiene il permesso di fare indagini su questi 110. Ebbè! Non solo. Già che c’è vuole verificare se i 900 immigrati che hanno avuto accesso a contributi per disoccupazione etc l’anno scorso son riusciti quest’anno a trovare lavoro.

Altrimenti?

Altrimenti tutti fuori dall’Italia. Questo aspetta Elio Grizzo: in virtù del fatto che se non hai una casa come si deve e non hai un lavoro perdi il permesso di soggiorno secondo la normativa italiana vuole veder ripulita la provincia (anche se son sicura che non gliene frega niente e vuol solo farsi pubblicità).

Chissà se la Provincia è così solerte anche con gli evasori fiscali?

Comunque la verità è che la storia passa dal generale al personale: non mi sarei mai ricordata di aver pescato qua e là notizie su questa passione di pulizia esercitata da Grizzo se non avessi visto la polizia di quartiere sulla fontana vicino a casa mia a controllar l’andazzo di chi prendeva l’acqua. In verità la prima cosa che ho pensato è stata un po’ egoistica: “ecco vengono a verificare chi mi ha minacciata per 4 foto” (una storia che non sto qui a raccontare che mi è capitata 3 settimane fa -beh, per un po’ dalle fontane sto alla larga comunque), ma poi razionalmente come potrebbero loro saperlo?

Allora ho capito che forse si può vivere senza niente, ma non si può vivere senz’acqua… e che forse non è mera abitudine o idea di vita sana che fa sì che le nostre fontane siano sempre piene di gente d’ogni nazionalità in coda, italiani compresi.

Ecco.

Controlla l’acqua e avrai una mappa del mondo. Ascolta i discorsi ai bordi di una fontana e avrai idea delle miserie nascoste. Ma sfida e sarai sfidato e non ci saranno né veri vinti né veri vincitori: non avevano certo paura di alcuno i migranti che prendevano l’acqua mentre la polizia si guardava intorno. Avevano persino alzato il rumore a livelli insopportabili della musica che usciva dall’auto riempita di bottiglie .

Ecco. Ecco cosa produce la politica che mira a prendersi cura solo del proprio IO e non del senso collettivo di società. Ecco cosa combina la politica che guarda al presente e ignora cosa vuole costruire per il domani. Sempre che non ci sia veramente qualcuno che vuole la guerra. Che quando c’è la crisi, si sa, tutto sistema, la guerra.

Spero che un giorno a Elio Grizzo rubino la bici, la macchina, il cellulare. Tipo quando è in ferie a Milano, o Torino che so’. E che tutta la città ne sia testimone. E che tutti tacciano. E che poi gli facciano sapere che son stati degli immigrati e visto che lui sembrava tanto un rumeno li han lasciati fare. Forse poi capirebbe che le non idealità provocate da certi modi d’agire ti si riversano contro. Senza attenuanti.

agosto 28 , 2010 at 1:40 pm 3 commenti

Storia di bici e polizia

Pressapoco si sa che la bici e gli autobus sono i sostituiti dei miei piedi in questa città. Ebbene ieri ho avuto un’avventura che pare una scena da film.

Mercoledì sera mentre ero attaccata a un telefono che suonava a vuoto mi si è rotta la chiave nel lucchetto della bici. Ho estratto la parte di chiave che si è lasciata estrarre e me ne son andata a casa a piedi.

Il giorno dopo, visto che la bici era rimasta parcheggiata a poco meno di un chilometro da dove lavoro ho chiesto supporto tecnico ai miei colleghi uomini: uno mi suggerisce l’uso di un seghetto, un altro mi propone l’uso di un tronchesino lungo. Ma non avendo in sede detto tronchesino mi propone: “porta la bici qua trasinandola sulla ruota non incastrata e poi ti porto il tronchesino, è brutto se proviamo a tagliare il lucchetto dove tutti ci vedono!” [nota numero 1: senso del fastidio percepito dagli altri > in importanza dell'inutile fatica da far fare a me]

Un forte sole calava a picco a mezzogiorno ieri, ma io, approfittando della pausa pranzo, mi sono avviata verso al bici, portando con me un minuscolo provvidenziale tronchesino. Inutile però nelle mie mani! Così mi son trovata a portar quasi di peso la bici. Inutile dire che dopo 20 metri mi pareva di morire, dal caldo, dal peso, un disastro. E ovviamente chi ti becco mentre vago con una bici lucchettata in mano e un tronchesino in borsa??? La Polizia di quartiere! Che prontamente mi ferma, un po’ insospettata dal quadretto (nota: mai stata fermata in vita mia e manco mai mi han chiesto i documenti, di norma sembro normale!).

Per fortuna la mia bici è un po’ sgrausa così non hanno avuto problemi a credermi, dopo aver verificato che possedevo effettivamente la chiave di riserva del lucchetto, ma che essa non funzionava. A quel punto ho mostrato loro anche il mio piccolo tronchesino e loro: “Ma questo funziona benissimo!”

In pochi istanti mi han liberato la bici dal lucchetto!

E la mia bici è tornata libera. Li ho tanto ringraziati, come mai avrei pensato.

E questa cosa mi ha fatto assai riflettere. Già.

luglio 9 , 2010 at 10:57 pm 4 commenti

Il logo del Cyber Command

Oggi su uno dei blog più utili della rete, quello di Paolo Attivissimo, è uscito questo articolo, che invitava i lettori a decriptare il codice contenuto nel logo dell’US Cyber Command.

Il codice è questo 9ec4c12949a4f31474f299058ce2b22a

Incuriosita ho chiesto aiuto a Google e così ho visto che è stato il sito di Wired a lanciare ieri per primo la gara rompicapo, dove si evince anche che la mission sia il filone tematico contenuto nel codice.

Sinceramente non ne so tanto di criptazione, anche se forse sarei un po’ più ricca se sapessi rompere le chiavi, comunque nei commenti del sito c’erano già un po’ di possibili soluzioni.

Ora, molte di queste soluzioni, erano molto basate sull’individuazione dell’algoritmo e sull’estrapolare dalla rete la soluzione, cose che per me trovano assai il tempo che trovano. Tanto più se uno si trova una pagina come questa tra le probabili fonti di partenza.

Allora mi sono ricordata un vecchio insegnamento, sono andata nel sito della struttura interessata e mi sono messa a leggere di qua e di là, incappando quasi subito su questo documento, dove alla voce Mission Statement si legge:

USCYBERCOM plans, coordinates, integrates, synchronizes, and conducts activitiesto: direct the operations and defense of specified Department of Defense information networks and; prepareto, and when directed, conduct full-spectrum military cyberspace operations in order to enable actions in alldomains, ensure US/Allied freedom of action in cyberspace and deny the same to our adversaries.

…che guarda caso è la soluzione trovata dai più, secondo non esplicitate idee di criptazione. A questo punto posso credere sia vero, ma prima di leggerlo non sarei di certo andata a ricopiare a destra e a manca le cose pescate qua e là.

Io sinceramente se mi avessero proposto seriamente di scovare a cosa corrispondeva quel codice mi sarei messa a generarlo con quello che avevo a disposizione. Se poi c’era pure il suggerimento tematico…!

Secondo me in questa Agenzia ci lavorano molti pensieri femminili (nel senso di capacità di guardare attorno alle cose senza buttarsi per forza a capofitto su un’unica maniera diretta di fare le cose)… ;) !!

luglio 8 , 2010 at 11:02 am Lascia un commento

Esperimenti del giorno di inutile utilità

Ho appena fatto un esperimento. Sono andata sul sito della Posta elettronica certificata governativa e come suggerito da Brunetta (dove poi?) ho compilato il form per la posta elettronica certificata. Poi però, eh eh, mica basta compilare un form! E’ necessario trovare un po’ di tempo libero e andare in posta a ritirare qualche codicillo valido per attivarla sul serio. Alla fin fine Carta Canta sempre e comunque.

Peccato però che mentre spendevo 5 minuti della mia vita in questa attività mi han twittato questo articolo del Sole24Ore, cove si spiega per filo e per segno che questo non è altro che l’ennesimo buon affare tra Governo e Poste Italiane… Infatti puoi pure usare sto servizio di posta elettronica qui, ma poi la Firma digitale, ad esempio, la devi pagare a parte e così tanti altri servizi.

Il paradosso è che Poste Italiane spera di raggiungere in breve 50 milioni di italiani. Io lo so per certo che solo una micro percentuale di questa cifra colossale ha la benchè minima idea di cosa sia la posta certificata… figurarsi poi la firma digitale e tutto il resto.

La maggior parte degli italiani ignora cosa sia un email, la maggior parte di chi ne ha una la legge si e no una volta alla settimana. E questi cercano di inculcare l’uso della Posta Certificata?

Ciò che mi preoccupa è l’idea che i rapporti con gli enti pubblici saranno sempre più legati a queste forme di comunicazione. E ho come la netta sensazione che alla fin fine finirà con code ancor più lunghe agli sportelli, perchè nessuno si fiderà più neppure delle raccomandate.

maggio 13 , 2010 at 7:48 pm Lascia un commento

La raccolta differenziata

Dalla piazzola dei bidoni della raccolta differenziata al portone di casa mia c’è ancora la traccia del sangue che ho perso sabato: buttando una lattina del tonno mi sono tagliata una mano. Per carità, niente di grave, ma il taglio c’è stato e siccome la lama traditrice ha colpito il pollicione c’è voluta mezz’ora per stoppare lo sgorgar di sangue. E tutto questo a causa di cosa?

Beh, qualcuno direbbe la stoltezza, qualcuno la fretta, qualcuno la disattenzione, ebbene io dico che a tutti gli effetti questo è stato un vero e proprio incidente domestico evitabile. Evitabile se il Comune dotasse le famiglie, così come fanno altrove, degli appositi bidoni, dove buttar mo’ la carta, mo’ la plastica da consegnare poi in blocco ai bordi della strada senza dover rimaneggiar più volte i pericolosi oggetti contundenti. Non come ora che uno deve recarsi al bidone col proprio sacchetto e capovolgerlo nel miglior modo dentro il microbuco per far passare tutti i vari sacchettini della pasta, vasetti dello yogurt, plastichette varie! Mica pensano sul serio che li si butti uno ad uno? Che si vada due tre volte a settimana a svuotar il proprio sacchettino?

Tra l’altro questa modalità fa si che ad esempio dentro il bidone della carta la gente ci butti direttamente anche il sacchetto di plastica, e che i bidoni della plastica siano circondati da vari oggetti sfuggiti al lancio, oltre che da vari sacchetti in ogni caso abbandonati.

Il maneggiamento di elementi pericolosi, ecco questo è il punto! La vera sicurezza delle famiglie pordenonesi sta anche nelle piccole cose: in fondo gli incidenti domestici non sono piccola cosa…

marzo 15 , 2010 at 9:05 pm Lascia un commento

lavoro, scuola, diritto alla salute

3 immagini della Pordenone di ieri:

Un centinaio di studenti si sono uniti alla manifestazione convocata per lo sciopero generale della CGIL. Circa un migliaio (o poco meno) le persone che hanno attraversato le vie della città. Cose che forse non si vedevano da un po’.

Le ragioni dello sciopero Epifani le racconta qui, sottolinenando pure l’attacco all’articolo 18 appena approvato dal Governo.

Alla fine degli interventi il cammino è ripreso alla volta del Palazzo della Regione, dove assieme all’associazione immigrati si è manifestato contro la chiusura dell’ambulatorio per migranti senza permesso di soggiorno, decisione presa dalla Regione per volontà pluriespressa della Lega Nord.  Ci sono già stati episodi gravissimi da quando la paura di denuncia ha attraversato la comunità migrante: due donne hanno rischiato la vita a seguito di un aborto autoindotto e il rischio che per mancate cure altri migranti stiano male o diffondano malattie contagiose c’è. E tutto per risparmiare pochissime migliaia di euro l’anno? Il diritto alla salute è universale e non può essere un pezzettino di carta a stabilire chi lo merita e chi no.

La terza scena si è svolta davanti al Provveditorato agli studi con la Protesta della carta igenica: mame, papà, insegnanti, bambini e ragazzi hanno lanciato rotoli di carta igenica attorno al palazzo. Certo l’idea iniziale non era certo quella, ma almeno i bambini si sono stradivertiti arrotolandosi sopra tutta quella carta e i loro genitori si sono un po’ sfogati nei lanci.

E alla fine hanno comunque ripulito tutto.

Tra un oretta si ricomincia: alle 4.30 in piazzetta cavour ci sarà un presidio contro la chiusura dell’ambulatorio e poi alle 17.30 c’è la manifestazione di proesta contro il decreto salvaliste.

Che fine settimana impegnat(iv)o!

marzo 13 , 2010 at 3:04 pm 2 commenti

Pordenone manifesta

Domani (venerdì 12) e sabato (il 13) Pordenone avrà cortei e proteste in una concentrazione che forse forse ha solo la capitale d’Italia: dal lavoro, ai diritti, dalla scuola ai migranti, fino alla difesa della Costituzione.

- Per domani, sciopero generale indetto dalla CGIL e dai sindacati di base, ci sarà un corteo che partirà da largo S.Giovanni (ossia dove s’incontrano viale Grigoletti e via Montereale) alle ore 9.30. Arriva non so dove, comunque alla fine ci sono gli interventi e poi… si può proseguire fino a Piazza Della Motta dove ci saranno gli interventi dei migranti contro la chiusura degli ambulatori per migranti senza permesso di soggiorno (atto fortemente voluto dalla Lega Nord, nonostante oggi sui giornali ci sia stata la netta condanna di tale iniziativa anche da parte di Medici senza Frontiere…). E alle 13.30 tutti di fronte al provveditorato per la Protesta della carta igenica! Ci saranno i genitori del Comitato in difesa della scuola pubblica, gli insegnanti, gli studenti, che sono stanchi di pagare perfino il sapone per lavarsi le mani a scuola e portarsi da casa la carta igenica. Venire ovviamente con un rotolo di carta igenica in mano.

-Sabato invece è previsto per le 16.30 un sit in organizzato dal circolo Zapata di Pordenone a seguito di un recente fatto molto grave accaduto in questi giorni: una ragazza senza permesso di soggiorno ha rischiato di morire cercando di procurarsi un aborto per la paura di recarsi in una struttura sanitaria. Da quando il decreto sicurezza è entrato in vigore molti casi analoghi sono accaduti: chi prima si recava all’ambulatorio, gestito dalla Caritas, per gli immigrati senza documenti oggi ha paura e il fatto che sia stato deciso di chiuderlo rende la situazione ancora più gravosa.

Sempre sabato, ma alle 17.30, si terrà in piazza XX Settembre la manifestazione in difesa della Costituzione. Chi può venga con una Costituzione in mano, oppure con i propri cartelli o con le proprie storie del tipo “Ho consegnato una domanda in ritardo e non ho potuto…” La manifestazione è indetta da persone di vario genere, c’è Rifondazione, il PD, Italia dei Valori… Insomma più gente c’è meglio è! E poi alle 20.30 allo Zapata c’è un concerto su De Andrè.

Insomma se non siete mai venuti a Pordenone e la volete vedere da un punto di vista un po’ diverso, beh, questo fine settimana è l’ideale…

p.s: chi riesce a partecipare a tutte queste cose alla fine non riceve nessun premio, ma forse contribuisce a spostare in un’altra direzione le cose…

marzo 11 , 2010 at 11:20 pm Lascia un commento

La cronaca nera della (mia) città

Ieri sera a Pordenone, nella piazza che attraverso più volte al giorno e a tutte le ore, meno di un’ora prima che ci passassi io c’è stato un accoltellamento. Oggi dai giornali ho saputo che è molto grave il gestore di un pizza-kebab, curdo. La lite pare essere scoppiata tra parenti curdi e degenerata poi in piazza coinvolgendo 6 persone.

Oggi i giornali dicevano che su Facebook i consiglieri comunali esponenti del PDL sbandieravano già da ieri sera il bisogno di rafforzare i controlli in quella piazza. Più sicurezza invocavano pure i gestori degli altri locali (oramai molti cinesi, pachistani, turchi). Ma io quel signore lì lo conoscevo. Mi sono mangiata fino a sabato scorso i suoi kebab. A me e ad un amico ha detto un giorno che ci vorrebbero anche a Pordenone dei posti come l’Arci di Montereale, dove discuere, fare iniziative parlare. E adesso se ne sta in ospedale, dove oltre al danno ci sta pure la beffa di diventare strumento di polemica politica.

Se la lite fosse scoppiata tra italiani la cronaca avrebbe avuto almeno la fatidica frase “in preda ad un raptus”, invece il tutto si trasforma in una guerriglia urbana tra immigrati, un definire senza senso.

Perchè chissà quali nuove norme speciali il sindaco dovrà inventare anche per quel pezzettino di città lì, tanto per far star buoni i lamentosi almeno, son pur sempre i suoi elettori, che per due mandati gli han dato fiducia e chissà mai ci scappi il terzo. Però dov’è l’arte di governare se le cose stanno così? Perchè mi si dica un po’ quali sono i grandi problemi di Piazza Risorgimento: certo è brutta, ma perchè brutta l’han fatta quei costruttori dell’epoca d’oro del mattone. E chissà in quanti li han sostenuti in altri tempi.

Ecco, consiglierei alsignor Bolzonello di predisporre un viaggio premio in qualsiasi altro posto d’Europa (tanto per non tirar fuori le solite questioni sull’Italia) a tutti coloro che bussano alla sua porta invocando sicurezza. Che si guardi un po’ intorno la gente e poi mi dica se Pordenone in fondo in fondo non è un bell’esempio di città dove ancora un po’ di solidarietà, umanità, tranquillità, che non sono valori che sono i “foresti” a portarci via (detto poi da una realtà creata da gente di tutt’Italia!), ma è la dimensione umana in sè per sè a svendere in funzione di altro. E mo’ smetto perchè poi mi sento di trasformarmi in prete, però forse forse una bella predica ci farebbe a tutti e a tutte bene ogni tanto. Paradossalmente per riprotarci coi piedi per terra.

P.S: e dato che ho scoperto che a fare il sistemista si sviluppa un alto grado di responsabilità sociale mi impegno a cercare di ricominciare a mangiare i gelati in piazza (avevo smesso per la dieta), dedicarmi alla macelleria (ah, per quella poca carne che mangio, ma vabbè), andare a prendere a turno i kebab e la pizza in tutti i locali attorno alla fontana. E spero che tanti e tanti facciano così, perchè son sicura che l’ansia esistenziale dei negozianti diminuirebbe e forse, in un qualche modo, è anche così che si fa comunità.

gennaio 22 , 2010 at 7:37 pm 1 commento

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