Il 25 aprile 2011
Il mio intervento per l’Anpi nella celebrazione di Valeriano, nel Comune di Pinzano al Tagliamento, per il 25 aprile 2011
E‘ con grande emozione che mi trovo qui oggi a festeggiare con voi la giornata del 25 aprile. Emozione perché oggi ricordiamo il sacrificio e le gesta di chi in prima persona si spese per liberare l’Italia: Le partigiane e i partigiani, la popolazione che li sostenne, i patrioti, i gruppi di combattimento, i deportati nei campi fascisti e nazisti, i militari in Italia e all’estero.
E qui in particolare, qui nel comune di Pinzano, ricordiamo il sacrificio importante di tanti giovanissimi: perché il desiderio di vivere liberi e in un paese più giusto ha portato a morire ragazzi che hanno messo a disposizione del nostro presente le loro vite, le loro passioni e speranze. Un nome per tutti, quello di Giovanni Missana, staffetta partigiana, impiccato a soli 15 anni possa incidersi nella memoria di tutti e di tutte come simbolo delle atrocità di cui il nazifascismo si è reso protagonista.
E’ sempre più importante tenere alto il ricordo, preservare la memoria, perché la storia ci insegna che niente è dato per scontato. E’ oggi fondamentale dimostrare che è ancora vitale la nostra Costituzione: da essa dipende la Democrazia del nostro Paese.
Quest’anno, a 150 anni dell’unità d’Italia, dobbiamo festeggiare ancora con più forza: perchè è proprio grazie alla voglia di libertà e democrazia che l’eredità del Risorgimento, l’ideale di unità, il riconoscimento del senso dello Stato, non si è spenta col nazifascismo, ma è arrivata sino a noi.
Anche oggi come spesso è capitato nella storia del dopoguerra, siamo chiamati a fare la nostra parte: perché nel rispetto delle radici della nostra Repubblica è necessario dire di no a chi oggi propone di abrogare le norme che vietano la ricostituzione del partito fascista.
Dire di no a chi propone di equiparare tutti i combattenti mettendo sullo stesso piano i repubblichini di Salò con quei partigiani e soldati che si unirono invece per liberare l’Italia.
Dire di no ai tentativi continui di revisionismo che approfittano del tempo, della scomparsa inevitabile dei testimoni dei fatti, e piano piano tagliano i contributi alla ricerca storica.
Occorre guardare con attenzione alle vicende internazionali che vedono oggi l’Italia protagonista: ogni giorno il rumore degli aerei sopra le nostre teste ci ricorda quanto sta accadendo in Libia. Con convinzione dobbiamo ricordare che nella nostra Costituzione sta scritto: “l’Italia ripudia la guerra come mezzo per la soluzione delle controversie internazionali” e dobbiamo quindi pretendere siano la diplomazia e la cooperazione a risolvere la crisi.
Occorre inoltre ricordare che i diritti tendono a scivolare via: e il pensiero corre all’acqua, bene comune e fonte di vita, che qualcuno vorrebbe privatizzare e rendere oggetto di profitto. La difesa dell’acqua pubblica deve impegnarci con determinazione assieme alla difesa della scuola pubblica e della cultura, sempre più soggetta ai tagli.
E infine il lavoro: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” recitano le prime righe della nostra Costituzione. Mantenere vitale la nostra Carta significa fare in modo che le migliori teste del nostro paese abbiano gli strumenti per rimettere in moto l’economia secondo meccanismi di giustizia e fornire a tutti, in primis i giovani, il diritto al lavoro.
Ecco allora che della Resistenza e dell’esempio di chi l’ha sostenuta, abbiamo quotidiana necessità: la festa della Liberazione porta il nome di tutti i ragazzi che lottarono consapevoli di agire per chi sarebbe venuto dopo.
Per questo oggi abbiamo ogni giorno il compito di assaporare la libertà e di preservarla, di pretenderla, di curarla. Abbiamo il dovere di alzare la testa di fronte alle ingiustizie che accadono rispetto al nostro prossimo e riconoscere nel rischio di un razzismo dilagante il germe della violenza nazifascista che vorremmo fosse per sempre estirpato. Mai più prigionie e deportazioni, mai più massacri, mai più guerre: nel rispetto della storia di questa terra, nel rispetto degli uomini e delle donne che la tragedia hanno conosciuto sulla propria pelle, dentro ai propri cuori.
Mi piace ricordare in questa giornata le parole di Piero Calamandrei, membro della Costituente, che in un suo noto discorso rivolto ai giovani disse : “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dov’è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.” Ed è con queste parole che oggi dev’essere giorno di festa per tutti e per tutte: pensare al passato per tenere vivo il presente e poter dire con forza e sinceramente viva l’Italia, viva la libertà!
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