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#1book140 : 5 libri da votare, per leggerne uno
Ebbene, il progetto di lettura collettiva di un libro partito dagli USA e promosso da Jeff Howe e The Atlantic di cui avevo parlato qui è arrivato alla fase “votiamo”. Su 300 titoli proposti gli organizzatori ne hanno scelti 5 sulla base di alcuni comprensibili criteri. I libri scelti sono questi e per il pubblico italiano mi sono presa la briga di cercare la corrispondenza per la nostra lingua
:
1) L’assassino cieco di Margaret Atwood, in Italia pubblicato da Tea
2) The Keep, di Jennifer Egan che mi sa che in italiano non è stato tradotto… se qualcuno invece mi corregge e mi indica l’editore italiano…
3) Neve di Orhan Pamuk, in Italia pubblicato da Einaudi
4) Storia d’amore vera e supertriste di Gary Shteyngart, in Italia pubblicato da Guanda
5) Apex nasconde il dolore di Colson Whitehead, in Italia pubblicato da Mondadori
La cosa divertente è che questi libri e autori mi sono tutti abbastanza sconosciuti, paradossalmente Jennifer Egan, avendo vinto il Pulitzer 2011, è la più nota, ma proprio non ho capito se il libro nella lista è stato tradotto e da chi.
Per votare basta andare qui e scegliere il libro che si preferisce: le votazioni si chiudono il 26 maggio.
Daiiii facciamo un po’ di comunità lettrice from Italy
AAA cercasi libro da commentare in 140 caratteri
L’anno scorso fu scelto e letto “American God” attraverso le pagine di Wired. Quest’anno Jeff Howe, autore di Crowdsourcing, ci riprova, attraverso The Atlantic, rivista americana che, da quanto mi par di capire, parla un po’ di tutto. L’idea è quella di lanciare anche per quest’anno una lettura collettiva di un libro, da commentare parte per parte attraverso Twitter. L’anno scorso il risultato fu estremamente interessante, almeno per me: Howe riporta che furono circa 12.000 gli aderenti all’iniziativa! La discussione su Twitter è stata molto animata e partecipata e il bello è che vi ha preso parte anche lo stesso Neil Gaiman, autore del libro (ha un profilo su twitter che segue molto), rispondendo alle curiosità dei suoi lettori. Il tutto aveva anche una pagina Facebook, dove era possibile partecipare alla discussione, proporre la propria frase preferita, etc etc..
Quest’anno siamo ancora in tempo per proporre un titolo che ci piacerebbe leggere andando sul sito del The Atlantic. Dal 25 maggio saranno aperte le votazioni e il titolo scelto a maggioranza verrà schedulato per avviare la lettura-discussione di gruppo. E se proponessimo dall’Italia qualcosa che siamo sicuri sia stato qui tradotto (e non sia fuori catalogo)? Potrebbe essere un bell’esercizio di condivisione, mediazione e ragionamento (anche solo per parlare un po’ di Crowdsourcing), no?
Nel frattempo, tanto per farvi capire quanto può essere interessante fare un’azione così, in tanti e da tutto il mondo, vi riporto una schermata dei commenti già presenti nella pagina che raccoglie le proposte:
Scrive Henry Lu (perdonatemi la traduzione…):
Io sono Cinese. Vorrei veramente partecipare, ma non posso aver accesso a Twitter. Che peccato! Vorrei comunque proporre un libro. Propongo “La Cina Moderna: la caduta e ascesa di una grande potenza dal 1950 ad oggi” scritto da Jonathan Fenby.
Beh, io trovo che che queste tre righe spieghino un sacco di cose: ci ricordano cos’accade in Cina, ci suggeriscono un testo e un autore per capire un Paese, ci ricordano attraverso l’avatar scelto da Henry Lu i fatti di Piazza Tienanmen.
E basta avere un po’ di voglia e dedicarci sopra un po’ di tempo per scoprire un pozzo di ispirazioni e riflessioni che non parlano solo di libri. Certo, per me sarà così anche perchè il mio inglese ogni tanto va in pausa (*) e quindi mi costringo a soffermarmi con più attenzione sulle parole “non tecniche” come mi insegnava la prof d’inglese al liceo. Ma il solo cercare di capire a cosa corrispondono in italiano certi titoli che stanno saltando fuori e le motivazioni per cui vengono proposti è di per sè un bell’esercizio di lettura sul mondo. Su Twitter potete tovare qui il profilo di Jeff Howe, mentre con l’hastag #1book140 si può contribuire a far girare l’iniziativa.
(*): per gli eventuali partecipanti al progetto “Assumi una Sara”: non preoccupatevi, lo rispolvero in fretta. Anzi: se qualcuno si vuole arrendere da subito perchè con l’inglese non ce la fa: mi offro da traduttrice della pagina e di spiegare ancora meglio il tutto
!
Crowdsourcing: Il valore partecipativo come risorsa per il futuro del business
“…Ma c’è una linea sottile tra governo della piazza e democrazia e una certa tolleranza della prima è in genere richiesta per per raggiungere la seconda. Il crowdsourcing -e in particolare i meccanismi di voto della folla- corregge una vecchia ingiustizia: l’industria culturale è stata a lungo controllata da pochi e, come rivela un qualsiasi giro dei canali televisivi di prima serata, questi non si sono fatti troppi problemi a trovare da soli il minimo denominatore comune.”
“I wiki non rispettano i firewall aziendali (nè i confini nazionali) e nemmeno i loro utenti lo faranno”
Howe Jeff è un giornalista americano che ha inventato il termine Crowdsourcing. Ha dato un nome ad una pratica sempre più diffusa in rete, non ha creato niente.
Eppure questo libro è stimolante ed è per questo che leggerlo fa assai bene. Anche se arriva in Italia due anni dopo la sua uscita americana, beh, va bene lo stesso.
Così vi do un consiglio: leggetelo. E se sapete già tutto quel che dice, beh, poi regalatelo. Magari a qualche amministratore che vuole avere il coraggio di ridare senso alla parola partecipazione, senza darla troppo per scontata…
Tra Crowdsourcing e American Gods… da domani si parte!
Twitter è un po’ una perdita di tempo, un po’ un modo per trovare cose strane. Ad esempio seguendo una ragazza italiana che ha sempre belle cose da suggerire, ho deciso di partecipare a questo esperimento su scala molto più vasta, imparando, senza aver ancora cominciato, un sacco di cose nuove.
Il consiglio è stato di partecipare a questa cosa qui, ossia ad una supersonica lettura collettiva di American Gods di Neil Gaiman, lanciata su Twitter da Jeff Howe, un giornalista americano. La lettura comincerà domani, 5 maggio, e tutte le evoluzioni si possono trovare su Twitter, seguendo @1B1T2010 e @Crowdsourcing . Io mi son subito fiondata in libreria a prendere sto libro, che in Italia è pubblicato tra gli Oscar Mondadori.
Ma ovviamente non potevo fare a meno di lasciarmi incuriosire da questa parola per me nuova e di cui ignoro totalmente la pronuncia: Crowdsourcing. Sto giornalista ne ha scritto un libro e quindi mi è toccato andare a cercare di che si tratta (sia mai che mi capiti di prender parte a qualche cosa satanica o che so io
). Con mio stupore ho scoperto che c’è anche su Wikipedia una breve spiegazione di questa parola (qui la definizione del Sole 24 ore per i più scettici). In pratica è una parola che deriva dall’unione di crowd “folla” e outsourcing, in gergo aziendale “affidare all’esterno parte delle proprie attività”. E nei termini della rete significa avere una grande quantità di persone capaci di contribuire a risolvere problemi o porre questioni (qui un articolo tratto sempre dal Sole).
Cosa centra questo con una lettura collettiva di un libro (che io non conosco, ma mi dicono sia molto bello)? Beh, Jeff Howe ne ha parlato in quest’articolo del The Huffington Post (così ho imparato anche un altro nome di un giornale extraoceanico) che simbolicamente s’intitiola all’incirca: “Cosa succederebbe se tutti coloro che stanno su Twitter leggessero lo stesso libro?”
Beh, non è che nell’articolo se ne evinca una qualche forma di spettacolare rivoluzione. E allora, vi chiederete, perchè fare questa cosa?
Beh, per divertirsi, dico io, invogliarsi a leggere e poi, come suggerisce Howe, semplicemente per conoscersi meglio gli uni con gli altri. E forse a noi italiani non farebbe poi così male imparare un po’ di più ad usare la rete per questo anzichè cercare (anche lì) di elevare le proprie manie di protagonismo…
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