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Tracce di racconti

Ecco, è passata solo una settimana dalle mie vacanzine a New York. Mi sembrano cent’anni. Sarà la nostalgia, saranno i tanti cambiamenti, sarà il sonno del mattino…
Mi dispiace di non avere foto abbastanza convincenti, questo comunque è un collage di foto prese dall’alto dell’Empire State Building. Là sopra tira un freddo incredibile! Ma al di là delle immagini è assai bello. Si vede lontano lontano, mentre l’aria falcia la faccia.
Che viene quasi un momento un piccolo sospiro e memoria di Bora.
E poi Ground Zero dall’altra parte. Oh, si fa pensare, poco da dire…

Foto!
Oggi tra un congresso dell’Anpi e una corsa in stazione per l’abbonamento del treno (emozione! Tuffo indietro di tutti i miei inizi fatti di abbonamenti di corriere e autobus!) ho sistemato un pochette di foto newyorkesi che potete trovare qui. E altre ne arriveranno, per forza!
Chi non sperimenta troppo facilmente si accontenta…
Joe Bageant al Festival di Internazionale
“Lo sapete che la maggior parte degli americani non è contraria ai matrimoni gay? Semplicemente non gliene importa niente.” Joe Bageant è un giornalista statunitense, al Festival di Internazionale per parlare dell’America di Obama. “La maggior parte dei media americani campano su queste cose, i matrimoni gay, le cellule staminali, ma la maggior parte della gente non sa neppure cosa siano le cellule staminali.”
Bageant lo conosco di persona perché a quelli di Internazionale è venuta l’idea di fargli incontrare i blogger arrivati a Ferrara. Ed ecco, lui è l’antibanalità fatta persona rispetto al pensiero corrente italiano. Per questo viene da chiedergli un po’ di tutto rispetto alle questioni al momento più gettonate.
Davvero spariranno i giornali e i nostri anziani tra vent’anni andranno al bar con l’iPad? “Di una cosa sono certo: i nostri figli non avranno Blakberry o altro.” Ma come? “Li avranno solo i figli dei ricchi perché le risorse stanno finendo.” Ed è come una secchiata d’acqua gelata, che risveglia da una sorta di torpore sentirsi poi dire che “Siamo come Cesare, in un’età dell’oro, approfittate di questo momento, tenete aperta la finestra dei blog, ma non considerate questa una professione, ma una passione. Siamo dei privilegiati, perché la tecnologia che conosciamo oggi finirà”. Chi ci aveva mai pensato seriamente?
E c’è poi la questione USA: il crescente numero di poveri non ha neppure più le parole per definire la miseria o descrivere un’idea di cambiamento. “Il sogno americano è il risultato delle corporate che hanno permesso di poter comprare di tutto: ma essere riempiti come maiali a Natale non è un sogno, è il capitalismo.”
Arriva a dire qualcosa che in Italia è oggi quasi tabù: “Non sono Berlusconi o Bush il problema, è il capitalismo il problema. In Italia siete ossessionati dalla politica, ma è proprio ciò che la politica vuole. Guardando la scimmia che balla non si vede l’uomo che muove la manovella.” Wow.
“Quando la politica si personalizza” mi dice, mentre lo ringrazio per averci ridato temi e parole “questo è il segno che si nasconde qualcosa di grosso e si perde il senso. Quando i giornalisti sono conniventi con questo sistema e stanno solo da una parte o dall’altra è perché sono servi in entrambi i casi”. Trattengo a stento una lacrima. Perché quando deve arrivare qualcuno dagli USA per darti conferme che altrimenti non trovi in nessun giornale italiano, di nessuna parte politica, eccola, la Crisi. No, non quella economica.
P.S: E alla fine abbiamo fatto una foto di gruppo. Ce ne è una speciale… che spero mi capiti tra le mani
(dove si capisce bene che Joe, oh, non si dispiace per niente se lo si chiama socialista…)
P.S: Bageant ha pubblicato in Italia “La Bibbia e il fucile. Cronache dall’America profonda” Edito da Mondadori, sì. Me lo compro lo stesso
Tutta dietrologia?
Nelle ultime settimane non ho potuto fare a meno di provare ad interpretare le parole del nostro (volenti o nolenti) premier e provare a interpretare alcune dinamiche innescate in questi ultimi mesi. Premetto che nello scrivere non sono andata a consultarmi su siti complottisti: le fonti dei miei ragionamenti sono normalissime e quotidiane. Mi sono fatta quindi alcune domande:
- Perchè La Repubblica e il PD si sono così incancreniti ad attaccare Berlusconi sulla questione escort? Come il caso Marrazzo dimostra ogni partito o organizzazione ha i suoi altarini. Il gossip politico è ricco di anedotti ad ogni livello, e fino ad ora nessuno ha mai ritenuto saggio portarli al mondo esterno.
- Perchè si è creata in Italia una così forte campagna, seppure momentanea e pubblicitaria, sulla libertà d’informazione quando stiamo in posizioni scandalose a livello mondiale da che io mi ricordi? E questo indipendentemente dal Governo in carica. La Repubblica, come tanti altri quotidiani italiani, non si fa certo problemi a far come tutti nel mettere in prima pagina ogni vittima dell’influenza suina… La stampa ha il suo potere: di farsi libera, corretta, indipendente (e non per questo neutrale) e non ha bisogno di piangere il morto. Invece è ben strano pretendere qualcosa che si può ottenere e poi non sforzarsi di praticarlo.
- Come mai i rapporti tra Berlusconi e Putin sono stati anche nelle ultime settimane relegati a “questioni di letto”? Quest’immagine è inevitabilmente finita tra le chiacchere da bar… tralasciando invece dinamiche fondamentali.
A tutto questo vorrei aggiungere la grande manifestazione che si sta preparando per il 5 dicembre. Dicono che sia “partita dalla rete”. Ed è simbolico che sia stata nominata “No Berlusconi Day”. In giro c’è percebile interesse e attenzione per questa manifestazione, molta gente si vuole mobilitare per aderirvi e partecipare. E leggo che il primo appello lanciato comincia con un “A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi”. Ho anche letto che tra i promotori ci sia un certo San Precario: ebbene, a quanto pare nessuno sa chi sia.
Nell’ultimo numero di Internazionale uscito venerdì c’è un interessante articolo sulla questione dei gasdotti che sta coinvolgendo l’Europa e gli equilibri internazionali: da una parte i due progetti russi e dall’altro il progetto Europa-USA del Nabucco. E sapendo tutti che Putin ha trovato sponda su Berlusconi per quanto riguarda i progetti dei suoi gasdotti… Fare due più due non dovrebbe essere difficile per nessuno e già da tempo ho letto il sentore che ci sia un bel collegamento tra l’interesse internazionale, anche da parte di giornali di grido, ai “problemi” dell’Italia e la campagna che si sta portando avanti in questo Paese. Ma queste a raccontarle paiono dietrologie.
Certo, sarà anche complice la personalizzazione della politica, ma in un Paese come il nostro come si è finiti nella condizione di non saper guardare le cose nel suo complesso? Eppure Report ha fatto un bel servizio qualche tempo fa sul modo in cui gli Stati Uniti abilmente influenzano le mobilitazioni a livello internazionale a seconda dei loro interessi (già dimenticati gli “arancioni” dell’Ucraina? In giro (provate a chidere a google “bandiere viola” 5 dicembre) si dice che all’Italia sia già stato attribuito il colore viola!). La “cultura” antiberlusconiana che si sta facilmente costruendo in questo paese senza mettere in difficoltà la politica delle destre è allucinante. Dopo anni di terrorismo, massoni, P2 e Gladio com’è che neppure tange l’idea che pensare stia in un unico uomo tutto il potere di un paese è qualcosa di malato e impossibile? Specie in Italia.
Incredibilmente rispetto a quanto sta accadendo mi pare quasi di dover prendere le difese di Berlusconi: è paradossale, ma a mettere in crisi la nostra Costituzione, la possibilità del nostro Paese di agire indipendentemente e fuori dalle influenze geopolitiche di una parte o dell’altra, è il populismo dilagante ed agito ad arte, prima da Grillo, poi da Di Pietro e ora in una qualche forma, anche dal PD. (Anche se quello del PD mi appare più che altro come mero opportunismo: e in questa chiave, purtroppo, mi torna pure la vittoria di Bersani.) Dentro a questa situazione c’è un’assenza globale di lettura dei problemi reali del Paese, delle trasformazioni reali che si vorrebbero dentro la nostra società, quasi che veramente un uomo potesse essere sostituito ed essere questo sufficiente ad abbattere la Mafia. Perchè in verità Santo Obama e compagnia non sono interessati a vedere progresso e miglioramenti. Gli interessa la fedeltà, punto e basta, meglio ancora se protestare contro Berlusconi diventa sufficiente a scaricare le tensioni dei lavoratori e delle lavoratrici in crisi, degli studenti, dei disoccupati, delle donne, dei migranti sempre più stretti tra mille difficoltà.
Berlusconi sta finendo e Fini si prepara a sostituirlo, con eleganti mosse che ricevono il plauso internazionale, ci lavora da anni, con dedizione, e viste le chiacchere da bar ci sta riuscendo: davvero non interessa a nessuno vedere gli eredi della destra al Governo? Davvero è così neutrale quanto sta accadendo? Tutto questo mi fa accapponare la pelle, come dovrebbe accapponarla a chi ha veramente a cuore la democrazia di questo nostro paese, mi fa paura e temere in maniera forte…
Dicasi colpaccio
La Oracle compra la Sun…
Per chi ama le sfumature confrontare qui (eh, oggi avevo l’esame d’inglese) e qui.
Certo sono manovre che appaiono un po’ strane in tempo di famigerata crisi… o forse sono strane per le modalità con cui si auspica di uscirne? Comunque tanti esami di economia mi mancano ancora…
Obama presidente
Qualcosa su Obama presidente tocca dirla. In Italia in molti fan festa, ma io sinceramente rimango perplessa. Meglio lui del suo rivale, per carità. Ma cosa cambia? La stampa italiana ha fin da subito preso le parti di Obama, anche durante la camagna per le primarie. Queste elezioni americane son state guardate, attese, riverite, quasi a voler imboccare la classe elettorale italiana, educarla per bene, delle maniere e degli stili americani.
Va bene, il mio sarà il solito fantascientismo, ma non fu forse Clinton a bombardare Belgrado? Non era forse Clinton un democratico? Quindi dal mio punto di vista, di poco differiscono le modalità di fare politica dei due schieramenti americani. Per carità, sarà un analisi semplicistica, ma semplicistico è anche il fare di un uomo la trasformazione di un popolo, fare di un uomo un’icona, renderlo re, far abbattere la democrazia dal senso comune.
No, a prezzo di sentirmi bacchettare, io guardo all’evento come a un fatto, non mi turba nè mi rallegra. Non so come funzioni negli USA, certo in Italia, certo vince chi si conquista certi poteri forti e in epoca di crisi vuol dire molto… Anche su questo dovrebbero riflettere gli animi entusiasitici e soddisfatti di oggi… La delusione può essere molto molto tagliente.


