Storie di colombi, biblioteche, città

Oggi mi è successa una storia assai bizzarra. Succedono sempre cose bizzarre nella nuova biblioteca di Pordenone: questa le supera tutte. Ma andiamo con calma (storia lunga, ma merita). Stavo studiando per sto esame quando avverto, verso le ore 11.30, uno strano rumore. Al che il ragazzo seduto vicino a me si alza, va a vedere e dice “Che Schifo! C’è un colombo!” Prende e si torna a sedere. Al che mi alzo e noto che su una trave all’interno della biblitoeca stava appollaiato un colombo e dico “Beh, ma andiamo ad avvisare almeno!”

Scendo le scale, incontro degli addetti alla biblioteca e faccio loro notare la presenza dell’animale: “Eh, è da stamattina che svolazza! Ma cosa possiamo fare?” Ma come, mi chiedo io, da sta mattina svolazza e nessuno che immagina un modo per farlo uscire?

Magicamente non so come mai il mio spirito ingegneristico si è fatto sentire e ho suggerito ai signori di aprire quanto meno la finestra (procedura alquanto non semplice per via di tendine apposite da sollevare), ma dopo un minuto d’apertura l’han chiusa :”Sennò ne entran altri”. Nel frattempo il colombo se ne è svolazzato in giro di qua e di là, e visto che dopo un po’ non lo sentivo più ho immaginato avessero trovato un modo per buttarlo fuori. Io avrei avuto una soluzione: un tiro di scioppo! Perchè, diciamocelo, è meglio tenerlo lì e farlo morir di fame o farlo secco direttamente? In ogni caso secondo me un cacciatore o qualcuno una rete o una soluzione la tirava fuori, ma tant’è.

Quando alle due ho sentito nuovamente il colombo dare segnali di vita mi son resa conto che era ancora tra noi: a quel punto non eravamo solo io e il ragazzo nella sala, ma c’erano un’altra trentina di persone. In più il colombo svolazzava nelle travi, che collegano tante altre parti della biblioteca. Nessuno ha mosso un dito per il povero colombo, così sono scesa, fiduciosa del cambio turno, e ho individuato due volontari (due ragazzi giovani, delle scuole) sfaccendati -in quel momento vorrei sottolineare, perchè son sempre che gambettano ad aiutare la gente di qua e di là.

“Venite a liberare il colombo, sù! Altrimenti la sua morte cadrà sulle vostre coscienze!” Così uno dei due è salito. L’ho istigato a cercare il colombo in lungo e largo e poi ad aprire tutte le finestre, poi a cercare di smuoverlo dai travi con un bastone, poi a farlo spostare tirandogli della carta. Il fanciullo dopo un po’ se ne è andato depresso, ma poi è tornato e si è rimesso all’opera. Io gli ho fatto sostegno morale, ma alla fine, alle 17.30 ce l’abbiamo fatta! Il colombo è uscito da una finestra aperta, vivo, vegeto e libero. Complici sospettiamo siano state le campane che finalmente hanno attratto la sua testa verso una delle finestre.

La capa della biblioteca è salita e mi ha offerto gentilmente un caffè: “se noi bibliotecari ci fossimo messi a rincorrere il colombo nei giornali avrebbero detto che non abbiamo di meglio da fare!” (N.B: io li capisco, a quanto pare c’è già gente che ha cercato di parlare male in giro di loro, mentre insomma, fanno bene il loro lavoro secondo me)

Le cose che però mi hanno più stupito sono state le seguenti:

  • Studenti universitari che credono di diventare bravi ingegneri che proteggevano i fogli dai possibili “ricordini di colombo” preoccupandosi di “malattie schifose” e davanti a un problema non si ponevano minimamente il come risolverlo
  • Persone di ogni sorta che non si rendevano conto che sto colombo stava sozzando ovunque
  • Persone di ogni sorta che non si sono poste la questione che il colombo poteva morire di fame

Secondo me su 200 persone e forse più che c’erano lì dentro almeno a una sarebbe potuto venire in mente chi chiamare con una retina lunga o una scala alta tale da far uscire l’animale. Invece no. Nessuno che si sia sforzato.

Se ci fosse stata una persona che stava male? Qualcuno avrebbe chiamato il 118? O era più importante il terzo passaggio della dimostrazione del teorema di Lagrange da mandare a memoria?

Qualcuno potrebbe dire che era compito del Comune buttare fuori l’animale, ma sinceramente la responsabilità sulla storia di una povera bestia è di tutti nel momento che essa svolazza sopra le nostre teste.

Comunque sono molto orgogliosa di me: la mia laurea in ingegneria non è poi da buttare. Una laurea che vale almeno un caffè :). E io e il ragazzo della biblioteca possiamo avvalerci del titolo di cittadini.

Di tutti gli altri, sinceramente, ho paura.

Non è da una preferenza elettorale che si interpreta una società. Purtroppo è da queste cose qui.

P.S: peccato non aver avuto la macchina fotografica!!Per una volta che non l’avevo con me… :( Però nel cellulare una foto c’è… Testimonianza dell’evento!

P.S.2: rileggendo mi pare di esser stata un po’ scortese, ma spero sia chiaro che i dipendenti della biblioteca fanno il loro lavoro, è tutto il resto dell’umanità che frequenta quel luogo che mi stupisce: oggi ad esempio per la prima volta c’era caldo, perchè benchè l’aria condizionata fosse accesa geniali universitari hanno aperto le finestre, dove batteva il sole. e siccome il caldo aumentava ne hanno aperte altre. Non so più che dire.

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5 commenti su “Storie di colombi, biblioteche, città
  1. Povero colombo… e poveri noi!

  2. sarasx scrive:

    Mah, io ero esterefatta. Per non parlare poi del fatto che anzichè porsi il problema di dove buttare le bottigliette d’acqua e i giornali vecchi sti ragazzi le ingrumano su un tavolino… come dire… mah! e magari festeggiano i 30 e lode???

  3. ildan scrive:

    Guardala dall’altro lato, pensa come erano esterefatti loro di ‘sta furia rara (1/200) che s’è messa in testa di scacciare il piccione!

    Sei una leader!

  4. sarasx scrive:

    Secondo me loro pensavano fossi matta! Ma io ben conscia di ciò ho agito ugualmente. Oggi non ho tanto il coraggio di andare in effetti, ma avendo la stima dei bibliotecari sfido tutti gli altri!!

  5. [...] tanta venerazione per l’informazione che non informa su nulla. Comincio a preoccuparmi: dopo la storia del piccione di ieri tanti pensieri mi tormentano. E non so se sia che sto diventando vecchia o forse è solo un [...]

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